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Bancarotta Villa Pini: arresti domiciliari per l’ex patron Vincenzo Angelini

novembre 14
18:03 2019

Deve scontare 8 anni



Chieti: Vincenzo Angelini, ex patron della casa di cura privata Villa Pini, durante la lettura della sentenza nei confronti dei 27 imputati del processo “Sanitopoli”, 22 luglio 2013 a Pescara.

Ha appena finito di scontare un anno per un reato ambientale, ma torna di nuovo agli arresti domiciliari.

Vincenzo Angelini, 67 anni, soffre di alcune gravi patologie, accertate da una relazione medica e da una perizia medico legale disposta d’ufficio dal Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila, che si è pronunciato sulla richiesta di differimento dell’esecuzione di una pena cumulata di 9 anni presentata dall’avvocato Vittorio Supino di Chieti. Le condizioni di salute dell’ex magnate della sanità privata non sono ritenute compatibili con il regime detentivo. 

Il grande accusatore della Sanitopoli abruzzese con le sue dichiarazioni portò, nel luglio 2008, all’arresto, fra gli altri, dell’allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco. Angelini sconterà almeno per un anno in regime di detenzione domiciliare la condanna a 8 anni di reclusione, ormai definitiva, per la bancarotta fraudolenta del gruppo Villa Pini, che a lui faceva capo e che operava nel settore della sanità abruzzese, con la omonima casa di cura di Chieti poi venduta all’asta nell’ambito della procedura fallimentare.

Il quadro patologico di Angelini verrà riesaminato fra un anno dal Tribunale di Sorveglianza. Angelini sulla base delle prescrizioni imposte dal Tribunale di Sorveglianza, non può, tra l’altro, allontanarsi dal proprio domicilio se non per un’ora al giorno per soddisfare le primarie esigenze di vita mentre in altre ore deve essere autorizzato dal magistrato di sorveglianza.

“Il provvedimento è in linea con quelli che sono i principi costituzionali del diritto alla salute e soprattutto del fatto che una persona, pur se ha commesso un reato e deve scontare una pena, la pena deve tendere alla rieducazione” commenta l’avvocato Supino, “per cui si riconosce sia il diritto alla salute sia il diritto alla possibilità di rieducarlo attraverso questa misura che viene concessa. Il Tribunale ha fatto un vaglio molto severo di tutte le relazioni, si è munito di una nuova consulenza, ed ha valutato serenamente e coscienziosamente ma con scrupolo il provvedimento prima di emetterlo”.

Angelini fu condannato a 10 anni di reclusione dal Tribunale di Chieti il 30 ottobre del 2015 per una bancarotta fraudolenta da oltre 100 milioni di euro, condanna ridotta in Appello a 8 anni il 7 giugno del 2017, verdetto quest’ultimo confermato dalla Cassazione il 20 febbraio scorso.