Gli Schettino del Negri sud

Immagine anteprima YouTubeLanciano, servizio Tgmax 30 marzo 2015. Non hanno più il posto di lavoro da due settimane, cacciati senza preavviso il 13 marzo scorso dai laboratori e dagli uffici dove per oltre 20 anni hanno dato vita a progetti di ricerca per sconfiggere il cancro con Airc, le malattie rare con Telethon, e ancora le malattie cardiovascolari, la fibrosi cistica e molte altre. Fuori dai cancelli ormai chiusi dal prefetto di Chieti, che ha messo in liquidazione la neo Fondazione gravata da circa 8 milioni di euro di debiti accumulati negli ultimi anni di gestione, su cui indaga la procura frentana a seguito di tre diversi esposti, trenta dipendenti, dei meno di cento rimasti, si sono organizzati in turni dandosi il cambio mattina e pomeriggio nel presidio permanente. Tra acqua, thermos di caffè e bombolette di vernice spray, affettano anche una colomba pasquale, offrendola idealmente al presidente della Regione Abruzzo, quello stesso Luciano D’Alfonso che in campagna elettorale promise di tornare dopo l’incontro con la dirigenza (nel video le dichiarazioni rilasciate da D’Alfonso al Tgmax il 17 febbraio 2014, ndr).
Tutti colpevoli gli ex componenti dei Cda e della Direzione che si sono susseguiti tra Consorzio e Fondazione, i nomi e i cognomi sono scritti sugli striscioni ancora freschi di spray appesi al sole, a ridosso della strada provinciale che collega Fossacesia a Lanciano. Chiunque può leggere, sono loro “Gli Schettino del Negri sud”.
I commissari liquidatori stanno completando l’inventario, gli strumenti preziosi della ricerca andranno all’asta. I progetti sono bloccati, fermi da quel surreale venerdì pomeriggio di metà marzo, quando è stata messa la parola fine ad uno dei migliori centri di ricerca biomedica e farmacologica del Paese: tutto il lavoro di ricercatori e borsisti sarà irrecuperabile, il materiale biologico inservibile, “e a giorni – dichiara Vincenzo Di Matteo, rsu Cisl – sarà staccata anche la corrente”. A questo punto manca solo il licenziamento collettivo.
Le uniche vite rimaste dentro l’edificio sono le 80 cavie dello stabulario. Stavolta gli animalisti non si sono ancora visti? “Non ancora”, risponde con un sorriso ironico Di Matteo.

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