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Bufera Procure: Lega, Giovanni Legnini lasci il ruolo da commissario ricostruzione post sisma

Maggio 29
11:36 2020

Caso “Diciotti”


Giovanni Legnini, commissario alla Ricostruzione post sisma.

“Giovanni Legnini è un uomo di parte, che ha utilizzato il ruolo istituzionale di vicepresidente del Csm per aizzare i pm contro l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. È sconcertante quanto emerge dalle intercettazioni pubblicate da La Verità. A questo punto, Legnini lasci immediatamente il ruolo di commissario straordinario per la ricostruzione. Ha contribuito a demolire la credibilità del Csm, stia lontano dalle nostre regioni”.

Così in una nota i parlamentari Riccardo Marchetti, commissario Lega Marche, Virginio Caparvi, segretario Lega Umbria, Francesco Zicchieri, segretario Lega Lazio e Luigi D’Eramo, segretario Lega Abruzzo.

Le intercettazioni su La Verità

Scoppia la bufera che investe l’ex candidato presidente della Regione Abruzzo per la coalizione di centrosinistra. 

Risalgono all’agosto del 2018 le chat intercettate agli atti dell’inchiesta di Perugia sul pm romano Luca Palamara, dalle quali emergerebbero, come afferma il leader della Lega Matteo Salvini, “le trame di Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti“.

Le intercettazioni sono pubblicate il 28 maggio da La Verità e da esse emerge, sempre secondo quanto riferisce Salvini, che “quattro consiglieri del Csm (tra cui Luca Palamara che mi definiva ‘merda’) invocavano l’intervento del Csm – così come ordinato da Legnini – per difendere ‘l’indipendenza della magistratura’ che io avrei messo in pericolo. Un attimo dopo Legnini rispondeva pubblicamente che l’unico obiettivo era assicurare ‘l’indipendenza della magistratura’”.

La prima chat intercettata riportata da La Verità è della sera del 24 agosto 2018. Legnini scrive a Palamara: “Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio (il consigliere del Csm in quota Area Valerio Fracassi – ndr) Ai (Autonomia e indipendenza – ndr) ha già fatto un comunicato, Area (la corrente di sinistra delle toghe – ndr) è d’accordo a prendere un’iniziativa Galoppi idem (il consigliere del Csm Claudio Galoppi – ndr). Senti loro e fammi sapere domattina”.

Palamara risponde: “Ok, anche io sono pronto. Ti chiamo più tardi e ti aggiorno”. E Legnini: “Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”. Un minuto dopo Palamara scrive a Fracassi: “hai parlato con Gio (Giovanni Legnini – ndr)?… che dici, che vogliamo fare?”. I due si danno appuntamento per l’indomani. A metà mattina sul cellulare di Palamara arriva questo messaggio Whatsapp (non si dice da chi): “Dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi”.

Secondo quanto scrive La Verità a questo punto parte un giro di consultazioni per l’approvazione della bozza e nel pomeriggio del 25 agosto agenzie e giornali online battono la notizia che quattro consiglieri del Csm (Valerio Fracassi, Claudio Galoppi, Aldo Morgigni e lo stesso Palamara) chiedono che il caso Diciotti sia inserito all’ordine del giorno del primo plenum del Csm, sollecitando un intervento del Consiglio “per tutelare l’indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle attività di indagine” a fronte di “interventi del mondo politico e delle istituzioni” che “per provenienza, toni e contenuti rischiano di incidere negativamente sul regolare esercizio degli accertamenti in corso”.

Poco dopo, sempre secondo la ricostruzione de La Verità, Legnini dichiara che l’istanza sarà trattata nel primo comitato di presidenza, aggiungendo che “il nostro obiettivo è esclusivamente quello di garantire l’indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle indagini e di ogni attività giudiziaria”.

La difesa di Legnini

“Si trattò di un intervento doveroso, che rientra nelle competenze del Csm, svolto esclusivamente a tutela dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, e che rifarei esattamente negli stessi termini poiché mi sono sempre battuto per affermare le reciproche sfere di autonomia tra magistratura e politica. I messaggi oggi pubblicati non hanno nulla a che vedere, dunque, con la vicenda Palamara”.

Lo dichiara Giovanni Legnini auspicando la chiusura di “una polemica generata dallo stillicidio di pubblicazioni di messaggi decontestualizzati e perciò parziali e fuorvianti”.

L’intervento di Legnini è legato alle “ricostruzioni apparse oggi sul quotidiano La Verità e alle prese di posizione di alcuni esponenti politici” “I fatti sono noti e facilmente verificabili, e risalgono al 24 agosto 2018 e ai giorni successivi. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento – ricorda- aveva avviato un’indagine sulle vicende dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, ed in conseguenza di tale attività era stato fatto oggetto di aggressioni sulla stampa e sui social da parte di esponenti politici e di governo. La magistratura associata si espresse subito con posizioni a tutela dell’indipendenza delle attività del Procuratore: intervenne pubblicamente l’ANM, il gruppo di Autonomia e Indipendenza, altri gruppi e singoli ed autorevoli magistrati”.

“Le attività del Consiglio Superiore della magistratura erano sospese a causa del periodo feriale, e quale Vice Presidente era mio dovere istituzionale- sottolinea – , prima di assumere qualsiasi posizione, consultarmi con i componenti del Consiglio. Pertanto chiesi ai rappresentanti individuati dai gruppi consiliari di esprimere la loro posizione. I messaggi che sono stati resi pubblici rendono conto di questa richiesta, il cui significato è esattamente opposto a quanto riferisce La Verità”.

“Il mio lavoro – chiarisce – era finalizzato a conoscere l’orientamento dei componenti togati del massimo organo di governo autonomo della magistratura, sulla tutela dell’immagine e delle attività di un Procuratore aggredito ed intimidito. Dopo che tutte le componenti associative si espressero in modo unanime e conforme, quale Vice Presidente resi pubblica la posizione del CSM con una nota, esclusivamente indirizzata a tutelare il sereno svolgimento delle attività di indagine da parte della Procura di Agrigento, senza mai entrare nel merito delle stesse e senza esprimere alcun giudizio sulle attività in corso. Preannunciai inoltre che avrei investito della vicenda, come mi era stato richiesto dai gruppi consiliari, il Plenum del Csm alla riapertura. Di tutto ciò diedi conto con un’intervista al quotidiano La Stampa il 26 agosto, che riporta esattamente tali fatti e le posizioni espresse”.

La replica di Salvini

“Giovanni Legnini si arrampica sugli specchi definendo “doveroso” il proprio intervento a proposito dell’inchiesta sugli immigrati a bordo della Diciotti. Legnini ha espressamente scritto a Luca Palamara un sms dai toni imperativi: “domattina dovete produrre una nota”. Non è nei compiti del vicepresidente del Csm chiedere, pressare o sollecitare. Azzeriamo il Csm e sorteggiamo i futuri componenti”.

Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini, dopo le dichiarazioni rese da Legnini, in risposta alle notizie pubblicate dal quotidiano La Verità. 

Rampelli (FDI): intervenga Mattarellla

“Mi auguro che questi deprecabili comportamenti che stanno infangando il glorioso nome della magistratura italiana siano attenzionati dal Capo dello Stato, sanzionati dal Csm, neutralizzati per il futuro dal Guardasigilli e mi auguro che Pd e Iv facciano autocritica, prendano le distanze da Legnini e dal suo operato come vicepresidente del Csm. Mi auguro non ci sia bisogno di chiederne le dimissioni dalla carica di commissario alla ricostruzione post terremoto. Sono certo che per decenza le presenterà motu proprio”. E’ quanto scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia sulla sua bacheca Facebook.

“Riepilogo: scoppia il caso della nave Diciotti, Legnini, vicepresidente del Csm e quindi vice del capo dello Stato Mattarella, che presiede l’organo di autogoverno della magistratura, ordina a Palamara, a sua volta componente del Csm e presidente dell’Associazione nazionale magistrati, di attaccare per via giudiziaria il ministro dell’Interno, nonostante entrambi ricoprano ruoli istituzionali che avrebbero dovuto onorare con imparzialità. Palamara mobilita la sua corrente nel Csm e prontamente i suoi sodali scrivono una richiesta a Legnini (organizzatore del complotto) per mettere all’odg del Csm la tutela dell’indipendenza della magistratura, messa in pericolo, a loro stupefacente detta, da Salvini nella vicenda dell’inchiesta sulla Diciotti. “Bisogna attaccarlo” scrive ‘Palamara’ al collega, che osserva: “il ministro ha ragione. Francamente non riesco a capire quali reati abbia commesso” e lui, sempre Palamara: “Ha ragione ma bisogna attaccarlo”. E allora parte l’ordine. I magistrati eseguono, Legnini esegue, la stampa esegue… titoloni, commenti, mobilitazioni, linciaggio mediatico…Non è un attentato agli organi costituzionali questo? Non è associazione a delinquere questa? Non dovrebbe essergli strappata la toga di dosso e gettata alle ortiche? Non dovrebbero essere annullate tutte le nomine dei Procuratori effettuate secondo l’appartenenza alle correnti del Pd e non per meritocrazia? Non dovrebbero – conclude – essere riconsiderati tutti i provvedimenti disciplinari presi perché fortemente sospetti di influenza partitica? Oppure non è successo niente, sono solo compagni che sbagliano?…”.