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Fiom: 3 operai con febbre respinti da Sevel, la falla è fuori dalla fabbrica

Maggio 04
20:00 2020

In attesa del confronto



“Noi vogliamo sapere cosa succede fuori dalla fabbrica”. Così Alfredo Fegatelli, segretario Fiom Chieti, replica all’assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Febbo sul caso dell’operaio Sevel febbricitante, al quale l’azienda di Atessa (Chieti) ha impedito l’accesso in fabbrica. 

Il protocollo di sicurezza della Sevel disciplina l’interno della fabbrica, sottolinea Fegatelli, che dice basta alle polemiche ma prima vuole puntualizzare i particolari dell’episodio. 

La ricostruzione del fatto

“A seguito della nostra segnalazione, domenica mattina alle 10.49 siamo stati contattati da un responsabile della ASL – riferisce Fegatelli – successivamente abbiamo contattato il lavoratore e lo abbiamo messo in contatto con questo responsabile, il quale ha provveduto immediatamente ad effettuare il tampone”.

Alle 22.14  di ieri, puntualizza il segretario Fiom, “il lavoratore ci ha comunicato che l’esito del tampone era negativo ringraziando la struttura sindacale per l’interessamento”.

L’episodio ha evidenziato una falla

“Siamo ben lieti che tutto si sia risolto ma – commenta Fegatelli – è stato una casualità derivata dalla nostra segnalazione e dal senso civico e professionale dei dipendenti ASL”. 

“In ogni caso – prosegue il segretario – grazie alla vigilanza dei delegati Fiom siamo riusciti a verificare e a seguire questa situazione che ha evidenziato una falla e che va recuperata”.

Tre casi di febbre 

“Per il resto va rilevato che l’assessore fa confusione perché i casi sono stati tre e non uno – specifica Fegatelli – e comunque oggi sappiamo che anche gli altri due casi hanno attivato le procedure”.

“L’esito finale di questa situazione ha dimostrato – dichiara il segretario Fiom – che è stato irresponsabile dare la colpa al lavoratore, forse era opportuno verificare, come stiamo facendo noi, cosa non ha funzionato nell’interesse generale. Forse si dovrebbero conoscere meglio i protocolli e i DPCM prima di scaricare colpe”.

Per chiudere le polemiche, conclude Fegatelli nella nota, “siamo ancora in attesa della convocazione annunciata a mezzo stampa per capire come affrontare e prevenire tali situazioni”.