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La difesa sui social: a me non serve la baby gang, stavano in 5 e io da solo

Ottobre 24
20:08 2020

Il presunto aggressore sul web



La difesa sui social: a me non serve la baby gang, stavano in 5 e io da solo.

“Ma chi si è messo in mezzo poi?”, gli chiede qualcuno in chat e lui risponde, “Nessuno, a me non serve la baby gang, come dicono i giornalisti, io le cose le risolvo petto a petto e tra l’altro loro stavano in 5 e io da solo”. 

Dopo l’aggressione di domenica scorsa a Giuseppe Pio D’Astolfo, 18 anni, di Lanciano (Chieti), colpito da un pugno violento alla tempia che l’ha mandato in coma, il tredicenne reo confesso aveva affidato la sua difesa ai social. 

Domande e risposte si susseguono su Tellonym, l’app di messaggi anonimi tra ragazzi: “Così sappiamo cosa pensano gli altri di noi”, dicono.

Il ragazzino prosegue a raccontare la sua verità sul web, con una serie di foto e i rapper Sacky e Baby Gang a fare da colonna sonora: evocativi i versi scelti, “Oh baby gang bimbi soldati” e “Tabbuna mok sbirri di M”, che incrociano le lingue araba e italiana. Sono autori seguitissimi dai giovanissimi su Youtube, con milioni di visualizzazioni, hanno diciotto anni e sono reduci dal carcere per rapine e reati violenti. Sacky non aveva fame né l’affitto da pagare, rapinava per comprarsi le cose belle. Baby Gang ha commesso il primo reato a dieci anni, è stato recluso in varie carceri d’Italia. Entrambi adesso cercano il riscatto attraverso la musica. 

Sono questi i modelli dell’adolescente?

C’è anche il criminale colombiano Pablo Escobar tra le foto postate sui social dal minore.

Tra le foto che il presunto aggressore di Giuseppe Pio posta sui social appare anche un ritratto di Pablo Escobar, mentre sul profilo, dove si definisce blogger e gipsy, il minore fa suo il motto del criminale colombiano, plata o plomo, dove l’argento è riferito alle monete mentre il piombo alle pallottole. 

Nel corso della settimana, il fatto grave di cronaca è rimbalzato sui quotidiani e le TV nazionali, negli spazi dedicati all’infotainment, con testimonianze della madre del ragazzo aggredito e della fidanzata e le immagini dal luogo dell’aggressione, la ex stazione ferroviaria Sangritana, in centro a Lanciano. “Quello che sentite in Tv non è vero niente”, ribatte il tredicenne rom sul web, prima di recarsi dai carabinieri con il suo avvocato

La difesa sui social: “Quello che sentite in tv non è vero niente”.

Il punto sulle indagini

I carabinieri hanno denunciato cinque persone, tre minori cugini tra loro e due maggiorenni, tutti appartenenti a famiglie rom della città con tre diversi cognomi. Oltre al tredicenne O.P. D.R., l’indagine per l’aggressione a Giuseppe Pio D’Astolfo, 18 anni, vede indagati un altro tredicenne, S.G., un quattordicenne, G.G., il 18enne P. D.R. e il 30enne G. D.R.

La procura di Lanciano, a seguito delle dichiarazioni spontanee rese dal minore, ha fatto eseguire le perquisizioni domiciliari a casa degli indagati e il sequestro dei telefoni cellulari, anche di alcuni famigliari, per trovare riscontri.

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