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Medici del 118 in emergenza Covid, va in scena la protesta dei convenzionati

Novembre 10
10:10 2020

Le motivazioni



Medici del 118 in emergenza Covid, va in scena la protesta dei convenzionati.

“Svolgiamo la stessa attività dei colleghi dipendenti e pur avendo gli stessi doveri, non ci vengono riconosciuti gli stessi diritti”.

Sono circa 1000 i lavoratori che riceveranno il bonus, tra questi sono compresi i medici del 118 dipendenti ma nessun convenzionato. Eppure l’80 per cento dei professionisti che prestano servizio al 118 hanno un contratto in convenzione. “Tanto per fare alcuni esempi, la postazione di Guardiagrele dispone di 5 medici in servizio, di cui 3 convenzionati e due dipendenti; a Casoli, cinque, tutti convenzionati – spiega la dottoressa Bernardetta Cibotti -. Fino a 8 anni fa, dopo 5 anni di servizio in convenzione, si aveva il diritto di passare a dipendente, dopo, questo passaggio non c’è più stato e si è quindi verificata una situazione paradossale in cui colleghi che svolgono la stessa attività, pur condividendo gli stessi doveri, non hanno in concreto gli stessi diritti. Una disparità di trattamento ingiusta, ingiustificata e soprattutto incomprensibile. E gli ultimi fatti dimostrano proprio una oggettiva e diversa considerazione”.

Un equipaggio del 118 della Asl provinciale di Chieti.

Alla luce di questa situazione i medici del 118 convenzionati hanno deciso di mettere nero su bianco scrivendo una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio, all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì e al direttore della Asl Lanciano Vasto Chieti Thomas Schael.

L’obiettivo non è la rivendicazione fine a se stessa, ma la volontà di essere riconosciuti con pari dignità.

“Oggi più che mai pesa su di noi questa condizione discriminante: ci è stata negata la premialità COVID. A circa 1000 dipendenti della Asl, tra medici, biologi, infermieri, impiegati… è stato riconosciuto un indennizzo per il lavoro in più svolto in occasione della pandemia. Senza voler sminuire l’operato di ciascuno, pensiamo – si legge nella lettera – che in pochi come noi abbiano vissuto sulla propria pelle quanto accaduto e quanto continua ad accadere.

Nel primissimo periodo, per proteggerci abbiamo comprato ciò che la Asl non era in grado di fornirci: tute, maschere, visiere, calzari (ed in mancanza abbiamo anche indossato le buste del supermercato). E se qualcuno di noi avesse avuto la necessità di osservare la quarantena o peggio, si fosse ammalato, sarebbe stato tutto a proprie spese, avrebbe dovuto utilizzare i giorni di ferie poiché il nostro contratto non prevede l’assenza dal lavoro per malattia.

Non vogliamo medaglie, in fondo abbiamo patito qualche disagio in più in aggiunta al resto, ma la non considerazione da parte vostra ci mortifica, anche se non ci demotiva. Il nostro è un lavoro bellissimo, ricco di umanità e non sarete voi a farcelo piacere di meno. Non è da voi che aspettiamo gratificazioni ma dai pazienti che incontriamo ogni giorno.

Non sciopereremo perché siamo rimasti in pochi e il nostro servizio è troppo importante.

Non accetteremo belle parole ma, concretamente, quanto corrisposto alle altre categorie di lavoratori, sapendo che quanto ci spetta verrà devoluto ad una organizzazione umanitaria: non ci stiamo muovendo per soldi ma per essere risarciti della pesante umiliazione che ci avete inflitto”.