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Omicidio Neri: sei arresti in Abruzzo, operazione dei carabinieri

gennaio 15
12:42 2019

Droga, armi, estorsione nell’operazione “Satellite”



Pescara: gli uomini della scientifica sul luogo del ritrovamento del cadavere di Alessandro Neri, 29enne di Spoltore (Pescara) scomparso a marzo scorso.

Sono un centinaio i carabinieri impegnati nell’operazione, in corso dalle prime ore dell’alba, dei militari del Nucleo Investigativo di Pescara, per l’esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere e di numerose perquisizioni domiciliari nelle province di Pescara, Chieti e Teramo.

La foto di Alessandro Neri, 28enne di Spoltore (Pescara), scomparso da casa lo scorso 5 marzo e trovato morto tre giorni dopo in una zona periferica di Pescara, tratta dal profilo Facebook della madre Laura Lamaletto.

I provvedimenti sono stati disposti dal Gip del Tribunale di Pescara, su richiesta della locale Procura, nel contesto delle indagini scaturite dall’omicidio di Alessandro Neri, il 29enne ucciso a colpi di arma da fuoco e trovato lo scorso 8 marzo in un canale alla periferia di Pescara.

Le accuse contestate sono di spaccio di stupefacenti, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi e danneggiamento con incendio

I sei arrestati sono i fratelli Junior e Yordan Insolia, di 31 e 23 anni; Marco Lapenta, 35 anni; Giulia Spinelli, 29 anni; Christian De Sanctis, 28 anni; Flaviano Spinelli, 33 anni. Sono stati rinchiusi tutti in carcere, tranne la Spinelli che è finita agli arresti domiciliari perché incinta.

I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del Tribunale di Pescara, Antonella Di Carlo, su richiesta del pm, Luca Sciarretta. Oltre ai sei arrestati, sono indagate a piede libero altre dodici persone, tutte dedite allo spaccio di stupefacenti.

Pescara: colonnello Marco Riscaldati, comandante provinciale dei Carabinieri.

Oltre ai provvedimenti di custodia cautelare, sono state eseguite una quindicina di perquisizioni domiciliari tra Pescara, Silvi (Teramo), Francavilla al Mare (Chieti) e Sambuceto di San Giovanni Teatino (Chieti). Le indagini hanno consentito di delineare i livelli gerarchici della filiera di distribuzione della droga, la cui ossatura vede al vertice la figura di Flaviano Spinelli da cui si rifornivano Junior Insolia, Marco Lapenta e sua moglie Giulia Spinelli, i quali a loro volta si avvalevano della collaborazione di Christian De Sanctis per lo smercio al dettaglio.

Gli indagati usavano una terminologia criptica per riferirsi alla droga e al suo consumo, come emerso nel corso delle conversazioni intercettate. Nel corso dell’attività investigativa è emersa l’aggressività e la pericolosità dei fratelli Insolia, considerati responsabili di intimidazioni e lesioni. I carabinieri hanno appurato l’esistenza di diversi e numerosi poli di spaccio che operavano prevalentemente nel quartiere di San Donato, collegati tra di loro come se fossero dei “satelliti”: da qui il nome dell’operazione di oggi, “Satellite” appunto, anche perché il quartiere è conosciuto come “città satellite”. Il volume di affari era di migliaia di euro la settimana, periodo in cui venivano smerciati numerosi etti di cocaina.

In una circostanza è stata utilizzata una bambina di 11 anni, assolutamente inconsapevole, per recapitare dello stupefacente ad un acquirente. Tutti i destinatari dei provvedimenti cautelari sono già gravati da precedenti penali.

I dettagli in conferenza stampa sono stati resi noti, a Pescara, dal comandante provinciale dell’Arma, colonnello Marco Riscaldati. Presenti anche i comandanti del Reparto Operativo e del Nucleo Investigativo, il colonnello Gaetano La Rocca e il maggiore Massimiliano Di Pietro.

L’attività investigativa, di fatto, ha consentito di far luce sulle attività criminali dei fratelli Insolia, Junior e Yordan, tra i più stretti amici di Neri, entrambi titolari di specifici precedenti, i quali, in concorso con gli altri indagati, nel quartiere San Donato della città di Pescara, gestivano una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina, confidando su una spiccata capacita di intimidazione per imporre il pagamento dei debiti: in alcuni mostrava o pistole e fucili. Nel corso delle indagini è stata documentata, come emerge dall’ordinanza del gip Di Carlo, la disponibilità da parte degli indagati di numerose armi. L’esistenza delle armi è emersa dalle intercettazioni, ma non sono state ancora trovate. Non si può escludere, quindi, che ve ne siano altre.

Alessandro Neri uscì di casa il 5 marzo del 2018, il suo corpo senza vita fu trovato tre giorni dopo, sul greto del fosso Vallelunga, alla periferia Sud di Pescara. Dall’autopsia emerse che il giovane fu ucciso subito dopo la scomparsa con due colpi di arma da fuoco, tra cui uno letale alla testa. La sua auto, una Fiat 500, fu trovata in centro a Pescara. Subito dopo il delitto non fu esclusa alcuna pista: oltre a quella legata al droga si parlò di questioni familiari, di un movente passionale e di compravendite online. Alessandro Neri, terzo di quattro figli, viveva a Spoltore. Il padre, Paolo Neri, è un disegnatore di gioielli a Firenze; la madre, Laura Lamaletto, appartiene ad una famiglia di imprenditori titolari di una delle più importanti imprese di ceramiche e mattonelle del Venezuela.