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Era pazza, ora è di supporto al Centro diurno di psichiatria di Lanciano

settembre 12
14:47 2017

Era pazza, ora è di supporto al Centro diurno di psichiatria di Lanciano. E’ una storia felice, di quelle come non ce ne sono tante. “E’ una storia di rinascita – si legge nella nota della Asl Lanciano Vasto Chieti – ed è davvero come se la protagonista fosse nata due volte, perché chi sembra condannato a vita alla malattia mentale e campa con lo stigma cucito addosso, poi guadagna una seconda chance se capita nelle mani giuste”.

Una donna di Lanciano, che chiamiamo convenzionalmente Rita, oggi sessantenne, ricoverata per un tempo lunghissimo nell’ex struttura per malati psichici Villa Pini di Chieti, sembrava consegnata per il resto dei suoi giorni al ruolo della “pazza” per via di una patologia schizoide sicuramente importante. “Dopo le note vicende che hanno portato alla chiusura di quelle “casette” e il conseguente trasferimento dei pazienti in altre strutture del Servizio pubblico – prosegue la nota aziendale – Rita è stata presa in carico dal Dipartimento di salute mentale della Asl provinciale di Chieti, diretto da Massimo Di Giannantonio, che le ha costruito un percorso riabilitativo personalizzato.



“La donna non ha avuto necessità di ricovero ospedaliero, è stata trattata presso il Centro diurno di via Milano, coordinato dallo psichiatra Danilo Montinaro, dove ha avuto la possibilità di recuperare una serie di abilità rimaste per anni inutilizzate – precisa la nota -. Il programma terapeutico-riabilitativo ha conseguito risultati assai brillanti, al punto che la paziente è stata dimessa per il completo raggiungimento degli obiettivi prefissati. Ed è stata lei a chiedere di rendersi utile nell’ambito delle attività del Centro diurno”. 

«Abbiamo assecondato il desiderio della nostra utente – chiarisce Montinaro – strutturando un progetto per “Facilitatore della salute mentale”, come previsto dal Piano sanitario nazionale. Si tratta di una persona che ha attraversato un disagio psichico ed è a buon punto nel percorso di cura e riappropriazione di un’identità di salute e consapevolezza. In tale ruolo, questa paziente ha la possibilità di trasformare il suo vissuto personale di malattia e guarigione in una risorsa nella relazione d’aiuto e accompagnamento degli utenti. Oltre a rappresentare un modello positivo, che dimostra come sia possibile guarire, diventa un punto di riferimento importante per gli utenti del Centro, con i quali riesce a stabilire un legame di fiducia assai utile nelle dinamiche quotidiane e nei momenti di crisi». 

La donna, quindi, ora frequenta il Centro diurno ogni giorno per dare un aiuto agli altri, per coglierne le necessità e favorire l’autonomia di ognuno e l’integrazione nel gruppo. Accoglie, indirizza, conforta, dà una mano nelle attività “forte” dell’esperienza diretta che la avvicina ai pazienti senza mai giudicarli, accorciando la distanza tra loro e il resto del mondo. A coadiuvarla c’è l’equipe del Centro, composta da Maria Teresa Buontempo, Antonella Primiterra e Francesca Trivilini. E’ grazie a tutte loro se Rita ha avuto una seconda chance e da larva umana è tornata donna.