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Protesta delle Tv locali contro il governo, l’Udc a sostegno del pluralismo dell’informazione

ottobre 02
21:30 2018

Scongiurare la chiusura delle Tv locali 

Roma: la protesta delle Tv locali al Mise, chiesta l’abolizione del nuovo regolamento “ammazza emittenti”.

L’unico partito ad interessarsi della vertenza che in Abruzzo coinvolge tutte le Tv locali, tranne una, è stato l’Udc, con il coordinatore regionale Enrico Di Giuseppantonio
Il Comitato regionale dell’UDC Abruzzo, ha manifestato il proprio dissenso sul decreto che colpisce il mondo dell’emittenza televisiva e radiofonica privata, che avrebbe dovuto avere come principio la tutela del lavoro giornalistico e il pluralismo dell’informazione.
Oggi, nella Capitale, davanti al ministero dello Sviluppo Economico, si è svolta una manifestazione di protesta, contro la nuova normativa sull’assegnazione dei contributi. Un problema le cui dimensioni sfuggono a molti.
Antonio Diomede, presidente delle Radiotelevisioni Europee Associate (Rea), parla di 1.200 emittenti a rischio chiusura cioè 400 televisioni locali e 800 radio nei prossimi mesi, con una perdita occupazionale di 2.520 addetti.
Nove Regioni su 20 rischiano di restare senza una sola televisione locale.

Enrico Di Giuseppantonio, segretario regionale Udc.

“Ci schieriamo a fianco dell’emittenza locale in nome del pluralismo dell’informazione, a sostegno dell’occupazione nel settore e per scongiurare il rischio di mettere a tacere tante voci in Abruzzo – afferma il Segretario regionale, Enrico Di Giuseppantonio, che tra l’altro è un giornalista -. I pericoli che si nascondono tra le maglie della legge 146/2017 sull’Editoria, sono penalizzanti per il settore televisivo locale. Molti ignorano le difficoltà e la fatica che quotidianamente molte delle nostre televisioni sono costrette a superare pur di tenere informati gli abruzzesi – sottolinea Di Giuseppantonio -. Negli ultimi anni queste piccole e medie aziende, come altri settori produttivi, hanno dovuto fare i conticon una dura crisi. Sono comunque andate avanti nonostante i ritardi nell’erogazione dei fondi al settore editoria. Ora, la legge , assume tutte le somiglianze di un macigno, che crollerà sulle emittenti, falciandone moltissime lungo il suo percorso. Mettere a tacere le tv e le radio abruzzesi è un brutto e pericoloso segnale – afferma in conclusione Di Giuseppantonio -. Esse da sempre svolgono un ruolo che nessun altro potrebbe ricoprire”.

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