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Rigopiano: Claudio Ruffini si difende, io accostato dolosamente alla tragedia

dicembre 05
20:07 2017

Claudio Ruffini

Sono mancati “una efficace gestione e coordinamento dell’emergenza. Il mio sfogo contro Prefetto e Prefettura segnalava questo problema. Un pezzo dello Stato non si era accorto, se non in ritardo, che c’era bisogno dello Stato in Abruzzo in quei giorni. Che le turbine erano poche, che le strade erano impercorribili, che l’emergenza aveva carattere eccezionale, che il prolungarsi degli eventi atmosferici avrebbe, come purtroppo poi è accaduto, potuto produrre anche vittime tra i civili”.



Lo scrive in una lunga lettera inviata agli organi di stampa Claudio Ruffini (non indagato), ex segretario particolare del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, in merito alle intercettazioni che lo riguardano inerenti i giorni di maltempo di metà gennaio, tra cui anche il 18, giorno della tragedia dell’hotel Rigopiano in cui sono morte 29 persone. “Di certo non poteva essere Claudio Ruffini l’uomo solo al ‘comando’ -scrive- per gestire una calamità di tali proporzioni, sconosciuta in Abruzzo se non in Italia”.

“La mia figura è stata accostata dolosamente e strumentalmente alla tragedia. Una rimozione della realtà, con ricostruzioni parziali, sommarie e fuorvianti che hanno spinto alcuni commentatori, quasi a definire la mia persona come la ‘causa’ o ‘una delle cause’ della tragedia di Rigopiano”. Lo scrive in una lunga lettera inviata agli organi di stampa, Claudio Ruffini, l’ex segretario particolare del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, in merito alle intercettazioni che lo riguardano inerenti i giorni di maltempo di metà gennaio in Abruzzo, tra cui anche il 18 quando si verificò la tragedia dell’hotel Rigopiano, con 29 vittime.

“Ero stato ‘incaricato’ dal Presidente D’Alfonso a richiedere mezzi che non c’erano, che dovevano arrivare da fuori regione, dal Nord-Italia. Il mio compito era aiutare e sostenere i sindaci e le comunità allo stremo”, scrive Ruffini sottolineando che “adesso il sentimento di dolore si è unito ai sentimenti di paura, di vergogna, di incredulità, di sconcerto”.

“Amministro la cosa pubblica da oltre 30 anni e mai mi era capitato di trovare il mio nome accostato ad una tragedia che ha sconvolto il Paese, la mia Regione e la vita di tante famiglie”.

Poi Ruffini, che non è indagato nell’inchiesta di Rigopiano che vede 23 persone raggiunte da avviso di garanzia tra cui l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo e il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, ricostruisce quelle ore drammatiche. “C’era la neve. Una quantità mai vista. Poi il terremoto, le scosse, tre, quattro, tutte di forte intensità… chiamavano dalla provincia di L’Aquila, da Teramo, dalla provincia di Pescara. In questo ‘caos’ telefonico – scrive Ruffini – mi dispiace molto non aver risposto al sindaco Ilario Lacchetta (di Farindola, comune dove era situato l’hotel, ndr.). Ma sono altre le telefonate a cui non sono riuscito a dare risposta. A tante altre ci ho provato e ci sono riuscito, non vi era in me alcuna volontà di penalizzare un territorio rispetto ad un altro”.