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Rivolta di 50 detenuti in carcere a Lanciano, protesta la polizia penitenziaria

febbraio 27
13:44 2020

Reparto sovraffollato



Lanciano (Chieti): rivolta tra i detenuti comuni in carcere, protesta la polizia penitenziaria.

Iniziata dalle prime ore del pomeriggio, martedì scorso 25 febbraio, la “folle protesta di un gruppo di detenuti” è terminata verso le 20: questa la ricostruzione fatta dal Sappe, attraverso il segretario regionale Giuseppe Ninu che, in una nota alla stampa, parla di “tragedia sfiorata”.

Il problema è quello cronico, denunciato più volte dalle varie sigle sindacali di polizia penitenziaria, in merito a carenza di personale e sovraffollamento di detenuti nel carcere di Lanciano (Chieti). “Una situazione esplosiva – dice infatti Ninu – che era stata preannunciata ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria nazionale e regionale ed alla Prefettura ma rispetto alla quale nessun provvedimento era stato assunto”.

La ricostruzione della rivolta secondo il Sappe

L’episodio è accaduto nella Sezione riservata ai detenuti comuni, “la stessa – scrive Ninu – dove ultimamente sono stati assegnati diversi detenuti da altri istituti tutti trasferiti per ordine e sicurezza e tutti ristretti in un medesimo reparto a Lanciano”.

“Protagonisti dei disordini quasi cinquanta detenuti di un intero Reparto – riferisce il Sappe – che si sono rifiutati di rientrare nelle proprie celle”: in quel momento due detenuti hanno devastato l’intera area (telecamere, luci, arredi), hanno rotto il cancello di sbarramento in modo da evitare la chiusura all’interno del reparto stesso, hanno allagato la Sezione detentiva con l’idrante anti incendio e con lo stesso impediva al personale di Polizia Penitenziaria di avvicinarsi.

Dopo innumerevoli tentativi di persuasione andati persi, riferisce ancora il Sappe, “dopo innumerevoli episodi di minacce, di tentativi di aggressione agli Agenti mediante il lancio di qualsiasi tipo di oggetto a loro disposizione, dopo aver colpito il personale con sputi misti a sangue, con gli schizzi di sangue che fuoriusciva dalle ferite, che nel frattempo si erano procurati e che aveva colorato di rosso tutta l’acqua presente nel Reparto (scene di guerra), alla quale loro intingevano le scope per lanciare più lontano il sangue”, prosegue il sindacato, “dopo ore ed ore di estenuante lotta per la sopravvivenza e per evitare che i disordini coinvolgessero altri reparti, è arrivato finalmente l’ordine da parte del direttore sull’utilizzo dell’armamento di reparto e l’uso della forza, come previsto dai regolamenti, ed il poco personale di Polizia Penitenziaria operante è riuscito a ristabilire l’ordine e la sicurezza all’interno del carcere lancianese”.

Ninu ricorda che “il Sappe aveva lanciato il grido di allarme e di aiuto a dicembre scorso, cercando di coinvolgere il capo del Dipartimento, il Provveditore ed il Prefetto di Chieti, ma senza risposta”. Anzi, prosegue il sindacalista, “il Direttore di Lanciano ha sminuito la nostra denuncia in tutti i punti; abbiamo ribadito il grido di aiuto a gennaio ma, anche qui nessuna risposta se non l’assegnazione continua al nostro Istituto di detenuti aggressivi e problematici ed oggi l’epilogo che, per fortuna, non è costato la vita a nessuno”.

Ieri, 26 febbraio, ricostruisce inoltre il Sappe, “il Provveditore ha disposto lo sfollamento di gran parte dei detenuti ristretti nella Sezione dei disordini in quanto la stessa è stata dichiarata inagibile per i danni riportati”. Si parla di migliaia di euro che si aggiungono alle migliaia di euro di danni provocati da altri due detenuti, i quali, spiega il sindacato, “una ventina di giorni fa, dopo essere stati sorpresi in possesso di telefoni cellulari, per protesta di essere trasferiti, sono saliti sul tetto di un padiglione e con bastoni rudimentali hanno sfasciato tutti i lucernai e tutti i motori dei condizionatori dell’area sanitaria”.

 

Lanciano (Chieti): rivolta di 50 detenuti comuni, protesta la polizia penitenziaria.

La richiesta del Sappe

“Chiediamo fortemente che vengano accertate responsabilità su quanto accaduto, chiediamo di conoscere i motivi sulla mancata considerazione del grido di aiuto richiesto alle Autorità, chiediamo che venga chiusa definitivamente la Sezione detentiva interessata dai gravi disordini e che il numero di personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere Lancianese sia notevolmente incrementato visto l’ulteriore depauperamento a seguito di pensionamenti e avanzamenti di ruolo”.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, “i gravi episodi avvenuti nel carcere di Lanciano, che non hanno avuto un tragico epilogo grazie all’attenzione ed alla prontezza del personale di Polizia penitenziaria, riportano drammaticamente d’attualità la grave situazione penitenziaria”.