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Sasi: depuratori e inquinamento, assolto l’ex presidente Domenico Scutti

settembre 09
19:51 2019

Processo a Lanciano



Domenico Scutti, ex presidente della Sasi S.p.a. di Lanciano (Chieti).

A Lanciano (Chieti) sono stati entrambi assolti i due imputati accusati di inquinamento ambientale di fiumi e mari per il malfunzionamento di 12 depuratori, in 7 diversi Comuni. 

La sentenza è stata emessa dal giudice Andrea Belli, del tribunale di Lanciano, a favore di Domenico Scutti, di Altino, ex presidente della Sasi S.p.a. di Lanciano, e di Alfiero Marcotullio, di Roccamontepiano, amministratore della Ecoesse che aveva l’appalto per controllare gli impianti di Atessa, Bomba e Quadri.

Altri quattro depuratori vennero sequestrati a Lanciano, Treglio, Santa Maria Imbaro e Rocca S. Giovanni. 

L’operazione di sequestro dei vari impianti di depurazione avvenne il 28 aprile 2015, con l’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Lanciano Francesco Menditto, oggi a capo della procura di Tivoli (Roma). Secondo l’accusa i depuratori erano sottodimensionati, mal funzionanti (alcuni erano inattivi), scaricavano nei fiumi Feltrino, Sangro, Osento e in mare reflui con sostanze inquinanti. 

Per i vari reati ambientali contestati, l’assoluzione è giunta per prescrizioni di reato, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e perché il fatto non sussiste.

La Procura aveva chiesto la condanna per l’ex presidente Scutti per inquinamento ambientale delle acque di fiumi e mare a un anno di reclusione, più un anno e 4 mesi di arresto e 5 mila euro di ammenda per altre contravvenzioni su reati ambientali connessi.

Per Marcotullio chiesta invece l’assoluzione, col nuovo articolo ex insufficienza di prove.

Il giudice ha anche revocato il sequestro preventivo dei depuratori. 

Le difese avevano chiesto l’ampia assoluzione dei due imputati. Al processo si era costituita parte civile il Ministero dell’Ambiente chiedendo agli imputati un risarcimento danni di 25,6 milioni di euro, metà a testa.

Al processo si era costituita parte civile il ministero dell’Ambiente, chiedendo agli imputati un risarcimento danni di 25,6 milioni di euro totali, metà a testa.

Nell’arringa la difesa dell’ex presidente Sasi ha puntato sull’assenza di dolo e di negligenza da parte di Scutti, in tutta la vicenda, sottolineando invece che lo stesso, appena insediato, aveva allertato tutti gli enti preposti per denunciare la situazione e porvi rimedio con progetti e investimenti. La difesa di Marcotullio, invece, ha fatto leva sul fatto che la Ecoesse aveva la manutenzione ordinaria e non quella straordinaria degli impianti. 

Un secondo sequestro dei depuratori avvenne a novembre 2016, su richiesta del pm Rosaria Vecchi.