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Terrorismo: espulso marocchino residente a San Salvo, inneggiava alla Jihad e guardava video per realizzare giubbotti esplosivi

Maggio 21
08:38 2018

Operazione dei carabinieri del Ros




“Rifiuto di ingresso e soggiorno in area Schengen” per motivi di sicurezza nazionale nei confronti del cittadino marocchino OUAHBI AHMED TAIB di 34 anni, residente a San Salvo (Chieti).

Il provvedimento scaturisce da un’attività d’indagine svolta dai Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Chieti, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila.

Maggiori dettagli saranno resi noti in tarda mattinata.

Attraverso l’attività informativa sviluppata sul territorio della provincia chietina, sono stati acquisiti elementi di interesse nei confronti del cittadino marocchino, messosi in evidenza per l’interpretazione estremistica e radicale della fede islamica e per aver espresso approvazione per gli attentati terroristici compiuti in Europa. L’inchiesta è coordinata dai Pubblici Ministeri Michele Renzo e David Mancini della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila.

Sempre secondo le indagini, all’uomo sono risultati riconducibili due profili facebook sui quali, attraverso specifica attività tecnica, sono stati individuati testi inneggianti al Jihad e immagini di chiara propaganda nei confronti dell’organizzazione terroristica denominata “stato islamico”.

In particolare, è emersa una foto avente sullo sfondo la basilica di Santa Maria Maggiore di Roma ed in primo piano un foglio recante la scritta in arabo vergata a mano da Roma preghiamo Dio che faccia vincere lo stato islamico”. 

Il marocchino, emarginato dalla comunità islamica di San Salvo per la sua visione fondamentalista dell’Islam, aveva assunto un comportamento schivo e distaccato e trascorreva la maggior parte della giornata in casa, senza frequentare cittadini italiani e senza espletare alcuna attività lavorativa.

Il continuo accesso a siti web a sostegno del cosiddetto “stato islamico”, la consultazione di pagine relative alla realizzazione artigianale di giubbotti esplosivi e l’attività di proselitismo e propaganda in chiave jihadista svolta attraverso i social network, indicavano chiaramente – sottolineano gli investigatori – la pericolosità sociale dell’uomo che, trasferitosi nel frattempo in Marocco, è stato raggiunto da un provvedimento che non gli consente di entrare e soggiornare “in area Schengen” per motivi di sicurezza in materia di prevenzione del terrorismo.