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Tragedia di Rigopiano: sotto accusa la pubblica amministrazione per omicidio, lesioni e disastro colposo

maggio 16
10:34 2018

Indagati i presidenti della Regione Abruzzo dal 2007 al 2017 Del Turco, Chiodi e D’Alfonso



Le 29 vittime della valanga all’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara).

Omicidio, lesioni in merito e disastro colposo per la tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), in cui morirono 29 persone: sono le accuse per le quali la Procura di Pescara ha iscritto nel registro degli indagati i presidenti della Regione Abruzzo dal 2007 al 2017, ovvero Ottaviano Del Turco, Gianni Chiodi e Luciano D’Alfonso.

I carabinieri forestali a loro, e ad altri indagati, stanno notificando l’identificazione e l’elezione di domicilio. 

Tra i nuovi indagati ci sono anche i quattro assessori che, nell’arco degli ultimi dieci anni, si sono susseguiti nella delega di Protezione civile: Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca, quest’ultimo tutt’ora in carica. I primi ad essere iscritti nel registro degli indagati, tre mesi dopo la tragedia, sono stati il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, Bruno Di Tommaso, gestore dell’albergo e amministratore e legale responsabile della società “Gran Sasso Resort & SPA”, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara.

Il 23 novembre scorso a questi nomi si sono aggiunti quelli di altre 17 persone: Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara; Leonardo Bianco e Ida De Cesaris, rispettivamente ex capo di gabinetto e dirigente della Prefettura del capoluogo adriatico; Pierluigi Caputi, direttore dei Lavori pubblici fino al 2014, Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile, Sabatino Belmaggio, responsabile del rischio valanghe fino al 2016, Vittorio Di Biase direttore Dipartimento opere pubbliche fino al 2015 e Emidio Rocco Primavera, direttore del Dipartimento opere pubbliche; Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara e Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale.

E ancora: gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico; il tecnico geologo, Luciano Sbaraglia; Marco Paolo Del Rosso, l’imprenditore che chiese l’autorizzazione a costruire l’albergo; Antonio Sorgi, direttore della Direzione parchi territorio ambiente della Regione Abruzzo; Giuseppe Gatto redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso S.p.a. di intervenire su tettoie e verande dell’hotel; Andrea Marrone, consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni.

Successivamente è stata iscritta nel registro degli indagati la funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva. 

I reati ipotizzati dal procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

 

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