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Vertenza Honeywell: un nuovo incontro con azienda e ministero del Lavoro il 4 giugno

maggio 28
19:59 2018

L’obiettivo è ottenere la Cigs per dieci mesi e la proroga dei licenziamenti



Un nuovo incontro lunedì 4 giugno con l’azienda e il ministero del Lavoro: questo hanno ottenuto i dipendenti della Honeywell al termine della manifestazione di protesta davanti al Ministero dello Sviluppo Economico, a Roma.

In 70 hanno risposto all’appello di Fim, Fiom e Uilm e si sono presentati con bandiere e lo striscione protagonista della lunga vertenza dell’autunno scorso, con due mesi di presidio ai cancelli dello stabilimento di Atessa (Chieti) e un lunghissimo sciopero.

L’obiettivo è ottenere la proroga del licenziamento collettivo e la Cigs per 10 mesi, come promesso a febbraio scorso, riferisce al Tgmax Primiano Biscotti, segretario Fim Cisl Chieti.  

All’incontro ha partecipato anche la Regione Abruzzo, con il vice presidente Giovanni Lolli, che ha consegnato al Mise tre progetti di riconversione. Le aziende hanno chiesto il massimo riserbo, Davide Labbrozzi, segretario Fiom Chieti, riferisce a grandi linee le differenti iniziative. 

Comunicati Stampa 

UILM UIL “La vertenza Honeywell è tristemente esemplificativa della impotenza e della contraddittorietà delle Istituzioni italiane, che prima non sono riuscite in nessun modo a scalfire la decisione della multinazionale di chiudere il sito abruzzese e ora stanno perfino negando la cassa integrazione, vanificando in pratica la speranza di evitare i licenziamenti attraverso quella reindustrializzazione che era stata caldeggiata a parole dallo stesso Governo”. Lo dichiara Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile dei settori auto ed elettrodomestici, durante la protesta dei lavoratori della Honeywell in svolgimento stamane sotto la sede del Ministero dello Sviluppo economico di via Molise.
“Manifestiamo – spiega Ficco – in un tentativo estremo di evitare che quattrocento colleghi perdano il lavoro, cosa che purtroppo accadrà nel giro di pochi giorni se non verrà concessa la cassa integrazione e non verrà avviato un percorso reale di ricerca di nuovi investitori”.
“Come stiamo a più riprese denunciando, il d.lgs. 148 del 2015 – conclude il sindacalista della Uilm – ha fortemente indebolito il sistema degli ammortizzatori sociali e questo sta favorendo chiusure e licenziamenti. L’Italia, a differenza di quanto stanno facendo altri grandi nazioni, sta volontariamente rinunciando anno dopo anno ad ogni strumento utile a proteggere l’occupazione e il patrimonio industriale”.

FIM CISL Si sta tenendo in queste ore manifestazione a Roma, con presidio a partire dalle  ore 10 presso il Ministero dello Sviluppo economico,  dei lavoratori Honeywell di Atessa (Ch) Val di Sangro. L’azienda statunitense che produceva in Abruzzo  turbo compressori per auto che a settembre dello scorso anno ha annunciato la chiusura e delocalizzazione della produzione in Romania e Slovacchia. I lavoratori partiti questa mattina dall’Abruzzo sono a Roma  per protestare contro la mancata concessione della Cassintegrazione straordinaria prevista nell’accordo siglato lo scorso 16 febbraio. Nell’intesa l’azienda si  impegnava  ad evitare i licenziamenti prospettati dal 2 aprile 2018, predisponendo il mantenimento di un’attività e l’utilizzo di Cassa integrazione straordinaria fino al febbraio 2019. Contemporaneamente si impegnava, attraverso un advisor, su un piano di reindustrializzazione del sito mettendo a disposizione gratuitamente lo stabile per iniziative industriali che occupino almeno il 30% degli attuali occupati. Mentre il  Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Abruzzo si sarebbero attivati per sostenere i progetti di reindustrializzazioni. Il Ministero delle Sviluppo Economico aveva effettuato le verifiche con azienda e Ministero del Lavoro per assicurare la Cassa integrazione straordinaria a cui era collegato il piano di reindustrializzazione per ricollocare gli altre 430 lavoratori che ad oggi, nonostante gli impegni presi,  sono senza Cassa e senza nessun tipo di reddito. Le responsabilità dei diversi Ministeri e dell’azienda non devono cadere sui lavoratori e le loro famiglie, protestiamo perché questa situazione non può essere l’epilogo di questa difficile vertenza. Il processo di reindustrializzazione e di ricollocazione occupazionale dei lavoratori deve essere confermato e accelerato nella sua risoluzione, da verificare il prossimo 4 giugno in sede ministeriale con la presenza anche del Ministero del Lavoro. Va assolutamente trovata una soluzione che eviti i licenziamenti e garantisca la Cigs  ai lavoratori e alle loro famiglie.

FIOM CIGL Questa mattina si è svolto un incontro tra rappresentanti delle organizzazioni sindacali territoriali e nazionali e quelli del ministero dello Sviluppo economico, dove i lavoratori della Honeywell di Chieti hanno protestato per chiedere al governo il rispetto degli accordi sottoscritti a partire dagli ammortizzatori sociali.
L’incontro ha prodotto un verbale nel quale le parti hanno convenuto alcune iniziative in preparazione dell’incontro del prossimo 4 giugno sempre al miSe.
Per Michele De Palma, segretario nazionale Fiom, e Davide Labbrozzi, segretario della Fiom di Chieti, “i lavoratori della Honeywell hanno diritto ad avere certezze sul lavoro e la reindustrializzazione. È utile che oggi siano stati confermati gli impegni presi con la sottoscrizione dell’accordo dello scorso febbraio con il miSe. Riguardo la reindustrializzazione dello stabilimento di Chieti e la copertura con gli ammortizzatori sociali abbiamo chiesto ulteriori verifiche da fare con l’azienda, il miSe, Invitalia, il ministero del Lavoro e la Regione Abruzzo, che saranno presenti al prossimo incontro”.
“Ora è necessario accelerare nella reindustrializzazione, valutando le ipotesi già emerse e le realtà che si sono fatte avanti, al fine di tornare a produrre prima possibile in quello stabilimento, reimpiegando gli oltre 400 lavoratori oggi fermi.”
“Infine – concludono De Palma e Labbrozzi – va sottolineato che tutto questo è l’effetto di leggi sbagliate come il ‘Jobs act’, che ha scardinato il sistema di ammortizzatori sociali, e di leggi mai fatte che potrebbero impedire le facili delocalizzazioni di aziende per le quali l’unica voce che interessa è il profitto.”