TAGLIATE QUERCE MAESTOSE IN AREE A PERICOLO FRANA ELEVATO PER FAR POSTO ALL’ELETTRODOTTO – Lanciano (Chieti), 16 febbraio 2015 – Molte querce maestose sono state già tagliate in piena zona classificata ufficialmente a rischio frana “elevato” per realizzare l’elettrodotto TERNA “Villanova-Gissi” e altre decine faranno la stessa fine tra poco. E’ una photo-gallery che lascia letteralmente senza parole, almeno noi semplici cittadini che ci opponiamo all’elettrodotto, opera in fase di cantiere sulle colline più belle delle province di Pescara e Chieti. La denuncia è dei Comitati che si battono contro la realizzazione dell’elettrodotto Terna in Abruzzo. 
“Dopo le incredibili immagini dei cantieri trasformati in piscine da una modesta piena del fiume Pescara a causa della localizzazione dei sostegni in piena zona di esondazione – scrive in una nota Augusto De Sanctis – ora arrivano le foto di tagli di querce maestose fino a 70 centimetri di diametro alla base. Si tratta del cantiere per il sostegno n.59 in territorio di Filetto (Chieti). Su altri cantieri dell’opera sono previsti ulteriori tagli simili, sempre in aree a rischio frana elevato. Almeno 10 sostegni consecutivi di questo tratto dell’elettrodotto sono localizzati su un versante classificato nella categoria “a rischio frana elevato” dal PAI della Regione Abruzzo. Frane attualmente in stato quiescente per le quali vi è un elevato rischio di riattivazione. Una scelta che ai comitati appare quantomeno azzardata, sia per la stabilità dei sostegni stessi sia per tutte le altre conseguenze indirette di tale localizzazione e dei lavori che ne discendono, come il taglio degli alberi necessario per non interferire con i cavi e i cantieri. Non crediamo sia una grande idea di cui andar fieri sottoporre ad ulteriori stress ambientali un’area così vulnerabile, in un paese che è letteralmente devastato da frane ed alluvioni ogni volta che cadono due gocce d’acqua”.
“Ricordiamo – prosegue De Sanctis – che ben 55 sostegni su 151 di questo elettrodotto ricadono in aree classificate a rischio di esondazione o frana sulla base di mappe e studi ufficiali degli enti pubblici che comunque hanno ritenuto di autorizzare l’opera. D’altro lato l’Italia è piena di opere autorizzate finite sott’acqua o sotto una frana ma sembra che tutto debba continuare ad essere approvato come se nulla fosse.
I comitati ritengono che le voci e gli strali che ormai ad ogni pioggia si levano sull’argomento del rischio idrogeologico dai ministri, dalla politica e dalle pubbliche amministrazioni sono solo pura ipocrisia, visto che l’intervento di Terna ha il parere favorevole addirittura del Ministero dell’Ambiente (Sic!). Riteniamo che finché si è in tempo bisogna che rivedere, anche in auto-tutela, tutte le autorizzazioni e i pareri rilasciati per quest’opera inutile”.
“A beneficio del Ministero dell’Ambiente e dei vari funzionari che lavorano negli enti che hanno concesso le autorizzazioni e che stanno tuttora facendo finta di niente, per facilitare loro il compito di porre rimedio a quei pareri ed autorizzazioni, richiamiamo – aggiunge De Sanctis – cosa è stato scritto nel Testo ‘Linee guida per la valutazione del dissesto idrogeologico e la sua mitigazione attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale’ edito nel 2013 addirittura dal Ministero dell’Ambiente, dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dall’ISPRA e dall’AGEA. Il testo, cioè, che noi cittadini (ma solo noi, evidentemente) dovremmo prendere ad esempio per gestire il territorio. ‘Le foreste rappresentano, per tutte le regioni di montagna, una componente integrante della vita e della cultura degli uomini. Esse, infatti, hanno svolto in passato, e svolgono tuttora, un importante ruolo sociale multifunzionale che esercita i suoi benefici sull’intero ambiente a vantaggio della collettività, non solo da un punto di vista economico ma anche e soprattutto di protezione dell’uomo, dei suoi insediamenti e delle sue attività economiche. Questa funzione di protezione viene svolta nei confronti di pericoli naturali quali valanghe, frane superficiali, caduta massi e alluvioni. Le formazioni forestali esercitano un’importante azione protettiva nei confronti dell’erosione del suolo, del deflusso delle acque superficiali e dei fenomeni di instabilità dei versanti: le azioni idrologiche e meccaniche della vegetazione determinano una riduzione dell’azione battente della pioggia, dell’erosione superficiale, del deflusso superficiale e del trasporto solido nelle aste fluviali, un aumento dei tempi di corrivazione e una stabilizzazione del pendio ad opera dell’apparato radicale (vedi SCHEDA 6). Al fine di poter garantire tali funzioni è necessario incentivare e mantenere attive le pratiche di gestione del patrimonio forestale secondo criteri di gestione forestale sostenibile. In generale nei popolamenti di latifoglie il governo a fustaia è da preferire per una maggiore stabilità ecologica (resilienza e resistenza), tuttavia in aree in frana con acclività elevata e scarsa potenza del suolo dovrebbe essere preferita la ceduazione o l’impianto di specie arbustive’.
“Riportiamo la scheda 6 – conclude De Sanctis – dove si noterà che le querce hanno il più profondo apparato radicale; sarà un caso che si dice ‘forte come una quercia’? Evidentemente lo dobbiamo considerare solo come un testo di abile marketing ministeriale!”.
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