[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=6k2A7Bnb9A8[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 15 aprile 2015. Petrolizzazione: il dossier degli ambientalisti sulla deriva petrolifera in Abruzzo, sette associazioni chiedono alla regione di produrre atti concreti e ai parlamentari abruzzesi di non approvare provvedimenti che mettono in pericolo il territorio regionale ma lavorino per correggere il decreto Sblocca Italia.
“La risoluzione adottata al Consiglio regionale abruzzese, contro gli insediamenti petroliferi, fornisce un indirizzo politico, ma è ora che la Regione metta in campo atti concreti, come una legge per l’adattamento e le mitigazioni climatiche, una legge sul consumo del suolo e più in generale un piano energetico regionale incentrato su un giusto mix di fonti rinnovabili”. Lo ha detto Giuseppe Di Marco, presidente regionale di Legambiente, durante la presentazione del dossier “La costa delle trivelle, dati e numeri sulla deriva petrolifera in Abruzzo”, a cura delle associazioni Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Lipu, Fai, Arci e Cai. Gli appelli degli ambientalisti sono rivolti anche ai parlamentari abruzzesi, affinché “non approvino provvedimenti che mettono in pericolo il territorio regionale, e producano un Green Act utile all’Italia e all’Abruzzo, che corregga il decreto Sblocca Italia, cancellando la deriva petrolifera e gli incentivi alle fonti fossili”. C’è anche un invito ai sindaci dei Comuni costieri, chiamati dagli ambientalisti a superare le divisioni sulla perimetrazione del Parco costiero e perché “mettano in campo politiche per la rigenerazione dei tessuti urbani e per l’efficienza energetica”. Tutte queste richieste sono contenute nel dossier “La costa delle trivelle”, presentato a Pescara dalle sette associazioni. Per Di Marco, presidente regionale di Legambiente, “C’è il rischio che l’Abruzzo diventi un distretto petrolifero e la vicenda di Bussi dimostra come la sottovalutazione di certe tematiche produca danni all’ambiente e alla comunità”.
“L’Abruzzo è alle prese con una deriva petrolifera, basti pensare che la situazione fotografata nel 2009 dimostrava che il 51,7 per cento del territorio era interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi – ha detto Dante Caserta, consigliere nazionale del Wwf -. Il quadro si fa più preoccupante, con la Regione Abruzzo che, nonostante le richieste avanzate da molti anni, non ha impostato una strategia complessiva”.
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