L’Aquila, 21 aprile 2015 – “La discussione sulla riorganizzazione delle rete ospedaliera la faremo in Consiglio Regionale l’anno prossimo una volta usciti, auspichiamo, dal commissariamento. E ci arriveremo con 20 o 25 postazioni in più del 118 e con tutti i Comuni abruzzesi forniti di defibrillatori”. Così l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, sull’interpellanza presentata dalle opposizioni in assemblea sulle “misure che intende adottare la Giunta regionale sulle strutture di emergenza di Sant’Omero, Atri, Penne, Popoli, Guardiagrele, Atessa, Tagliacozzo e Pescina”. In aula il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, ha chiesto se ci sarà la conversione di questi pronto soccorso in piani territoriali di assistenza, aperti 12 ore di giorno e non 24, con la notte coperta dalla rete di emergenza-urgenza. “Non abbiamo cappi al collo dal tavolo nazionale, siamo convinti che le iniziative possano migliorare la qualità della sanità – ha proseguito Paolucci -. Siamo convinti che il modello sia quello della Toscana, usciti dal commissariamento recupereremo autonomia, in Consiglio regionale decideremo sulla rete ospedaliera per quanto riguarda il decreto Balduzzi. Ritengo che bisogna potenziare la medicina sul territorio specializzando gli ospedali”. Per Sospiri, però, “l’assessore Paolucci non smentisce la chiusura dei Pronto soccorso degli otto ospedali abruzzesi”. “Dinanzi all’interpellanza che ho presentato per ottenere una risposta chiara sulla problematica – dice – l’assessore ha, in buona sostanza, rinviato al 2016 il problema, dicendo che se ne discuterà in Consiglio regionale tra un anno, lasciando dunque assolutamente aperta l’ipotesi. Una risposta molto preoccupante per i territori, alcuni dei quali già coinvolti nella battaglia per salvare i Punti nascita sui quali, peraltro, lo stesso Paolucci oggi ha ribadito che decide la maggioranza di governo, dunque senza alcuna possibilità di confronto, dibattito o di ripensamento”. L’ex presidente della Giunta e commissario ad acta Gianni Chiodi ha quindi concluso affermando che “il commissario Luciano D’Alfonso e l’assessore alla Sanità Paolucci non devono nascondersi dietro un dito dicendo che il tavolo nazionale di rientro del deficit sanitario non impone nulla alle Regioni. Ci sono trattative che portano ad accordi, quando governavamo noi gli ospedali da chiudere erano 11, noi ne abbiamo chiusi 9. E comunque il commissariamento non è legato a questi aspetti”.
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