[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=t45vUG9OAYs[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 14 giugno 2016 – La polizia ha sgominato un traffico di droga gestito in area frentana da persone del posto e da albanesi: sedici persone sono state arrestate, 11 sono finite in carcere e 5 ai domiciliari; 34 sono gli indagati. I dettagli dell’operazione, denominata “Arusha” dal nome del bar all’uscita del casello A14 dove avvenivano gli incontri, sono stati illustrati in procura, a Lanciano, dal procuratore facente funzione Rosaria Vecchi, assieme al questore di Chieti, Vincenzo Feltrinelli, e al capo della mobile Francesco Costantini. La cocaina, di alta qualità, viaggiava in auto e partiva dal nord Italia, in particolare da Rimini e Piazzola sul Brenta per poi arrivare a Rocca San Giovanni; qui veniva nascosta in un bosco prima di essere smerciata. Il blitz è avvenuto all’alba impiegando 80 agenti della Squadra Mobile di Chieti, dei commissariati di Lanciano e Vasto, oltre a unità cinofile di Pescara e Ancona e al reparto elicotteri di Pescara; eseguite anche 26 perquisizioni domiciliari, nel corso della quali sono state sequestrate, oltre alla cocaina, anche una serra con 50 piante di marijuana, 50 grammi di hashish, bilancini di precisione e materiale per tagliare la droga.
L’inchiesta, coordinata dalla Vecchi, ha messo in luce che nel nord Italia il traffico era gestito da albanesi: ad ogni viaggio venivano inviati 250 grammi di cocaina a connazionali residenti nella zona di Lanciano. In un secondo momento, la droga veniva ceduta a pusher italiani che assoldavano anche minori per lo spaccio. “Erano persone senza scrupoli”, ha ribadito la Vecchi in conferenza stampa: ad un commerciante del posto, avevano preteso che la vendita della droga si svolgesse nel suo negozio; in un altro caso una donna assuntrice di cocaina ha dovuto vendere il suo appartamento per pagare un debito per le dosi acquistate; ad un diciassettenne hanno preteso l’orologio per saldare i conti della droga.
“Lo stupefacente – ha spiegato il procuratore – aveva un’elevata potenzialità lesiva. L’indagine è stata molto complessa anche perché gli italiani coinvolti si blindavano per non essere intercettati”. Spicca nell’inchiesta il ruolo fattivo e propulsivo delle tre donne arrestate, due italiane e un’albanese, quest’ultima assoldava e preparava gli spacciatori.
L’indagine, avviata nell’ottobre 2015, dopo i primi 140 grammi di cocaina sequestrati, è proseguita con altri sequestri fino a quello da 1,6 Kg a Rimini il 20 novembre 2015. Complessivamente sono stati sequestrati circa 2 Kg di cocaina. Intanto cresce l’allarme in città per l’aumento dell’uso di cocaina, anche tra minorenni.
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