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Coronavirus: emergenza in Abruzzo, tutto l’aiuto che avrebbe potuto dare il Negri Sud

marzo 26
20:46 2020

La lettera



Santa Maria Imbaro (Chieti): ingresso interno alla struttura.

“Come mai in Abruzzo non abbiamo un referente scientifico ed epidemiologico unico, un osservatorio territoriale dell’emergenza che, come avviene in Puglia con il Professor Lopalco, abbia il polso della situazione, sorvegli, valuti sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, e informi periodicamente sull’andamento dei contagi con cognizione di causa?”.

A chiederlo in una lettera inviata al Tgmax è Anna Anconitano, già responsabile dell’Ufficio Comunicazione dell’ex Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti). Operativo fino a maggio 2015, il Negri Sud è stato per decenni punto di riferimento, a livello internazionale, quale centro ricerche biomediche e farmacologiche.

“I valenti medici infettivologi e pneumologia sono già molto impegnati e oberati di lavoro nei nostri ospedali e non potrebbero fare di più – commenta Anconitano -. Sono necessarie figure specifiche per organizzare i medici di base secondo un protocollo univoco ed efficace, per un programma di medicina del territorio fondamentale per la popolazione in un momento così critico. Fare riferimento ai modelli matematici con numeri in crescita senza darne un’interpretazione e senza poter adottare tempestivamente misure per contenere il contagio domestico, ha il solo effetto di gettare la popolazione nell’angoscia, aumentando la sensazione di smarrimento”.

Anna Anconitano, già responsabile ufficio Comunicazione dell’ex Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Chieti). Archivio Tgmax, gennaio 2012.

Spazi per Unità Covid

“Non si può non ricordare in questo momento il prezioso contributo che il centro di ricerche biomediche e farmacologiche Mario Negri Sud oggi avrebbe dato all’Abruzzo e alle altre regioni del centro sud. Esistevano laboratori con strumentazione, personale biomedico già formato e con le competenze specialistiche per eseguire i tamponi diagnostici con il metodo PCR e non solo – ricorda Anconitano -. Sarebbero state strutture già attive e pronte per questo servizio. Per non parlare della preziosa componente epidemiologica, le conoscenze di medicina del territorio per la gestione di reti di medici di base abruzzesi, e poi i contatti e le collaborazioni con i principali gruppi di ricerca al mondo, con istituzioni europee e internazionali. Infine gli spazi attrezzati del Negri Sud avrebbero potuto essere riconvertiti in unità Covid altamente efficienti anche dal punto di vista logistico – sottolinea Anconitano – e questo sarebbe stato un ulteriore grande aiuto anche per gli ospedali locali”.

Santa Maria Imbaro (Chieti): il cancello di ingresso alla struttura, chiusa da 5 anni, segnato dal tempo.

Informazione: primi per l’epidemia Ebola

Oggi invece la struttura, fino a pochi fa altamente scientifica, è all’asta bandita dalla Provincia di Cheti, ente proprietario. 

“Ricordo infine – prosegue Anconitano nella sua lettera al Tgmax – che nel 1995, quando scoppiò l’epidemia Ebola, per primi in Italia e in Europa istituimmo un numero verde per informare la stampa e il pubblico sulla malattia provocata da quel virus emergente, sui rischi di contagio in Europa, attraverso un filo diretto con virologi e ricercatori americani che lo stavano studiando, e con il centro per il controllo delle malattie di Bethesda (USA) che monitorava l’andamento del contagio, dando così informazioni accessibili a tutti, attendibili e sempre verificate. A costo zero. Purtroppo – scrive Anconitano – oggi paghiamo i miopi errori del recente passato e la perdita per il nostro territorio di un prezioso serbatoio di ricerca, di competenze, di personale e di servizi altamente qualificati, di cui ora più che mai avvertiamo il bisogno e purtroppo la mancanza”.

Ricerca, “cenerentola” famosa dopo il ballo

“Ci ritroviamo a lottare con poche armi spuntate, avendo troppo spesso trascurato scienza, ricerca e conoscenza come qualcosa di inutile”, questo l’amaro commento finale. “Scrivo e ricordo tutto questo perché in molti ci auguriamo che l’esperienza tristissima di questi tempi serva a qualcosa, a tutti i livelli della vita umana. Ma che serva anche a cambiare direzione nelle politiche governative locali e nazionali. Che non ci si debba scandalizzare solo perché si scopre che un esperto di microbiologia, capace di sequenziare in pochi giorni il maledetto virus che attanaglia il mondo intero, era costretto alla condizione di ‘precario’, ma perché la Scienza, e la Conoscenza che da essa deriva, viene sistematicamente considerata la Cenerentola, quella che diventa famosa solo dopo il ballo, il momento epifanico in cui tutti si accorgono della sua esistenza e del suo valore”.