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Grave pregiudizio alla dignità del lavoratore, Sevel condannata al risarcimento danni per l’operaio che si minzionò addosso

settembre 24
13:27 2019

Sentenza a Lanciano



Atessa (Chieti): Sevel.

Risarcimento del danno quantificato in 5 mila euro: così il Tribunale monocratico di Lanciano (Chieti) ha accolto il ricorso dell’operaio che si urinò addosso durante il turno alla catena di montaggio, perché gli venne impedito di abbandonare la postazione di lavoro per recarsi ai servizi igienici.
Con la sentenza, emessa il 23 settembre, la Sevel Spa di Atessa è stata quindi condannata.
L’episodio risale al 7 febbraio 2017 ed ebbe risonanza nazionale
 
Il lavoratore, difeso dall’avvocato Diego Bracciale, in aula ha ricostruito i fatti con un’assistenza legale attenta, sostenuta anche da diversi colleghi di lavoro che hanno testimoniato.
Il giudice Cristina Di Stefano ha stabilito che “il datore di lavoro ha arrecato concreto e grave pregiudizio alla dignità personale del lavoratore nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione – si legge nella sentenza – indubbiamente derivante dall’imbarazzo di essere osservato dai colleghi di lavoro con i pantaloni bagnati per essersi minzionato addosso”. 
 
A segnalare l’episodio fu l’Usb, che così commenta: “La sentenza ha reso giustizia al lavoratore in questione – dice Fabio Cocco, responsabile Lavoro privato USB Abruzzo – restituendogli in parte la dignità che rimane irrimediabilmente lesa, anche per le conseguenze che la vicenda ha inevitabilmente generato a livello morale e psicologico a danno del lavoratore. La vicenda ha avuto comprensibilmente una grande risonanza mediatica per la rara gravità del fatto – prosegue Cocco in una nota alla stampa – ci si augura che fatti del genere non si verifichino mai più. Un ringraziamento particolare va all’avv. Diego Bracciale per la sua professionalità e per la sua assistenza legale di spessore, nonché per aver preso a cuore una vicenda estremamente delicata, e un ringraziamento anche ai colleghi di lavoro che con il loro coraggio – conclude Cocco – hanno permesso di ricostruire la vicenda in modo univoco, concordante, lineare e coerente, come ritenuto testualmente dal giudice di Lanciano”.