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Rigopiano: sit-in dei parenti delle vittime, chiediamo ancora di chi sono le responsabilità

novembre 08
20:58 2017

Sit-in dei parenti delle vittime di Rigopiano davanti alla Prefettura di Pescara: con lo slogan “Io sto con Matrone”, hanno manifestato solidarietà al giovane di Monterotondo (Roma), uno dei superstiti della tragedia del 18 gennaio scorso, segnalato alla Procura dal prefetto di Pescara Provolo. Un atto conseguente alla visita a sorpresa, il 18 ottobre, nell’ufficio della funzionaria della Prefettura che non aveva creduto all’allarme sulla valanga ricevuto al telefono.

“Ringrazio il Comitato Vittime per aver organizzato questo a mia insaputa. Siamo diventati una famiglia – ha detto Giampaolo Matrone – andiamo dal prefetto a chiedergli spiegazioni sull’esposto nei miei confronti, poi per chiedere se si ritenga responsabile dei fatti, anche se ha sempre detto di avere la coscienza a posto. Vogliamo guardarlo negli occhi, chiedergli come si è permesso di fare una cosa simile data la mia situazione, 60 ore sotto le macerie, invalido, con una bambina di sei anni da crescere senza la mamma, senza un lavoro”.



La segnalazione è prassi d’ufficio. 

“Il prefetto mi ha detto che era una prassi d’ufficio, scaturita da un’assemblea dei dipendenti, quindi ha detto che ha dovuto farlo per forza. Ha detto anche che lui non si azzarderebbe mai a denunciarmi e che non ha scritto nulla contro di me. È solo una segnalazione”. Lo ha riferito Giampaolo Matrone dopo il colloquio avuto con il prefetto di Pescara, Francesco Provolo, che lo aveva segnalato alla Procura dopo il suo blitz, il 18 ottobre scorso, in Prefettura, per incontrare l’impiegata che rispose alla prima telefonata di allarme, il 18 gennaio, dopo la valanga che travolse l’hotel di Farindola (Pescara).

“Ho dato al prefetto, per salutarlo, la mano destra con il tutore e mi ha detto in napoletano ‘Con me non ci provare, dammi la mano buona’. Ci sono rimasto un po’ male. Poi mi ha chiesto scusa. Però è come chiedermi oggi scusa per la morte di mia moglie e delle altre 28 vittime. Uno le accetta, ma da una parte mi entrano e dall’altra mi escono” ha detto ancora Matrone, appena uscito dalla Prefettura.

All’incontro erano presenti anche il prefetto vicario Carlo Torlontano, il questore di Pescara Francesco Misiti, alcuni funzionari della Prefettura e una delegazione dei parenti delle vittime di Rigopiano (con Matrone anche Gianluca Tanda, Marco Foresta e Mario Tinari) che hanno voluto conoscere le verità del prefetto su quanto accaduto dopo l’allarme lanciato quel pomeriggio del 18 gennaio scorso.



Ancora oggi senza risposte sulle responsabilità. 

“Ci sono state date spiegazioni di rito, da chiunque andiamo ci sentiamo dire che hanno la coscienza pulita, sembra quasi uno scaricabarile. Le domande che ci facciamo sono sempre le stesse. Di chi sono le responsabilità?”. A parlare adesso è Marco Foresta, che nella tragedia dell’hotel Rigopiano ha perso i genitori e oggi ha partecipato al sit-in davanti alla Prefettura di Pescara organizzato dal Comitato parenti vittime. “Abbiamo chiesto spiegazioni sul funzionamento della macchina dei soccorsi dopo l’allarme – aggiunge – quando e come era partita, il prefetto ci ha detto quello che la Prefettura ha fatto in base alle carte”.

“Il prefetto ci ha detto – spiega Giampaolo Matrone, anche lui nella delegazione ricevuta dal prefetto – che i soccorsi sono partiti in tempo e che quando sono arrivati su hanno trovato un muro di neve. E ci ha chiesto: cosa potevamo fare di più? Noi abbiamo risposto che potevano venire a prenderci quella mattina, dalle 11 in poi, senza aspettare la valanga”. E ancora: “Il prefetto ci ha detto che è arrivata intorno a mezzogiorno la prima e-mail in cui i dipendenti e noi clienti dicevamo di voler andare via perché avevamo paura. Ci ha detto che è stato fatto tutto il possibile”.

“Questa mattina il prefetto ci ha spiegato tecnicamente la catena dei soccorsi, come avviene e come si muove” aggiunge Mario Tinari, papà di Jessica, una delle 29 vittime. “Lui può intervenire dopo le segnalazioni perché è la massima autorità sul luogo – prosegue Tinari – noi diciamo che la strada doveva e poteva essere chiusa se non poteva essere pulita, e l’albergo evacuato con un’ordinanza. Ci sono tante cose da chiarire. Non vorremmo che alla fine la colpa sia stata di noi genitori che abbiamo mandato i nostri figli in albergo”.

Nicola Colangeli, padre di Marinella, barista di Farindola al lavoro nell’hotel, urla la sua disperazione a proposito della mancata pulizia della strada: “La sera del 17 gennaio la strada era pulita a Rigopiano. Si sono però fermati, dovevano invece continuare a lavorare anche la notte. Perché non hanno continuato a pulire quella strada? Per 9 km di strada da pulire hanno fatto morire queste persone come topi”. 

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