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Tamponi negativi non comunicati nel Chietino e liste d’attesa nei responsi, la denuncia dei sindaci del Comitato Asl

Maggio 05
16:59 2020

Pandemia da Covid



Tamponi negativi non comunicati nel Chietino e liste d’attesa arbitrarie: la denuncia dei sindaci del Comitato Asl. Chieti: riunione del Comitato ante Covid.

E’ il quadro di una gestione disastrosa dell’emergenza sanitaria quello che tre sindaci del Comitato ristretto della Asl di Chieti dipingono il giorno dopo la videoconferenza con l’assessore alla Salute Nicoletta Verì e il capo Dipartimento Salute Claudio D’Amario della Regione Abruzzo.

Convocato dal presidente Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, su richiesta, la seconda, avanzata dal sindaco di Casoli Massimo Tiberini, la riunione si è svolta per via telematica, alla presenza degli altri membri del Comitato, i sindaci di Lanciano, Mario Pupillo, e di Vasto Francesco Menna.

Pandemia Covid e ritardo dei tamponi

“L’argomento della riunione è stata la valutazione della pandemia Covid nella ASL Lanciano Vasto Chieti ed in particolare la problematica del ritardo dei tamponi per individuare il Covid 19”, riferiscono i sindaci di Casoli, Lanciano e Vasto in una nota congiunta.

Dopo una breve introduzione del sindaco di Primio sulla situazione attuale della pandemia, in cui è stato sottolineato l’impegno degli operatori della sanità, il sindaco di Casoli Tiberini ha segnalato “la necessità di avere un rapporto continuo con la ASL e la Regione per essere informati tempestivamente sui dati dei tamponi e sulle direttive sanitarie regionali, comunicazione che in queste settimane è mancata”. Inoltre, Tiberini ha chiesto spiegazioni sulla opportunità di eseguire test sierologici alla popolazione.

Il sindaco di Lanciano, prosegue la nota, ha segnalato “le disfunzioni della valutazione dei tamponi” e del rammarico di non aver ricevuto risposta dalla Regione in merito “ai quesiti richiesti con lettera inviata il 16 aprile”.

Pupillo ha rimarcato che la situazione si trascina da diverse settimane, “con attese che raggiungono e superano i quindici giorni, disfunzione segnalata pubblicamente da molti sindaci che ricevono spesso richieste di sollecito da parte dei cittadini in attesa del responso”.

“La lentezza nella risposta – ha specificato l’ex primario di Diabetologia al Renzetti – genera ritardo nell’inquadramento clinico dei pazienti, ritardo nell’inizio delle terapie antivirali ed espone al pericolo di contagio parenti e conviventi e può influire nel decorso ed esito della malattia”.

“Inoltre – ha detto Pupillo – a questo inaccettabile ritardo, si associa una comunicazione ed una tracciabilità del paziente Covid positivo assolutamente carente”, spiegando che:

  • non si conosce se il paziente Covid positivo è a casa o se è ricoverato;
  • non si conosce eventualmente in quale ospedale è ricoverato;
  • non si segnala il nome del medico curante;
  • non viene segnalato, qualora ricoverato, se è stato dimesso;
  • non viene comunicato il decesso.

In altri termini “la tracciabilità del paziente non esiste”, ha lamentato Pupillo. Solo da un paio di giorni viene segnalato, con una certa irregolarità, che il paziente è stato dimesso.

Raccolta dei rifiuti da utenti positivi Covid

“Questa mancanza di notizie – affermano Menna, Pupillo e Tiberini – determina per i sindaci problemi di ordine sanitario e organizzativo. Infatti i sindaci sono obbligati ad attivare procedura di raccolta dei rifiuti urbani che sono esclusive per i pazienti Covid positivi e, quindi, un percorso per il contenimento del rischio per gli operatori delle società che gestiscono la raccolta dei rifiuti”.

Tamponi, i motivi del ritardo per Asl Chieti

“A queste domande l’assessore Verì – riferiscono i sindaci – ha imputato le difficoltà al fatto che la ASL di Chieti è molto estesa e articolata; ma soprattutto che il ritardo è stato generato in quanto la Asl di Chieti ha classificato i campioni con codici identificativi diversi dalle tre altre ASL e questo ha determinato l’impossibilità dei tamponi di essere accettati dalla piattaforma del laboratorio di Pescara”.

“Ci appare stupefacente – commentano i sindaci – che si siano potuti classificare campioni con codici diversi da quelli applicati dal laboratorio di riferimento, che avrebbe dovuto processare i tamponi. Questo inghippo avrebbe prodotto accumulo dei tamponi con nuova ricodifica e quindi ritardo nelle risposte. Ma chi ha generato questo banale ma grave difetto di procedura? Inoltre non sono stati chiariti i criteri che hanno dato l’assegnazione di un colore, come in pronto soccorso, all’urgenza di processare i tamponi”.

Quali criteri per tamponi in lista d’attesa?

“Allora ci chiediamo, come nel caso di un cittadino di Lanciano – proseguono i tre sindaci del Comitato – se un paziente ottantenne con neoplasia, febbrile e sintomatico, ha dovuto attendere 16 giorni per avere il tampone, risultato positivo, un sessantenne senza complicazioni quando dovrà attendere? Un mese?”.

“Nessun criterio chiaro – denunciano i sindaci – per creare una sorta di lista di attesa. Magari sarebbe stato utile dare precedenza ai lavoratori della sanità ma non ci risulta che infermieri e medici abbiano avuto risposte rapide, tanto è vero che l’ospedale Renzetti di Lanciano da ospedale No Covid si è trasformato in ospedale Covid, con 4 reparti chiusi per contagio del personale e dei pazienti”.

Tamponi negativi “congelati” e non comunicati

“L’assessore ha dichiarato – riferiscono inoltre i sindaci – sempre per giustificare i ritardi, che i tamponi negativi non sono stati comunicati (!) e che alcuni sono stati “congelati”. Non comunicare i tamponi negativi? Speriamo di aver capito male. Congelati? Forse dal laboratorio di Pescara per essere riclassificati? Quindi i pazienti della nostra Asl hanno subito un ritardo per negligenza di qualcuno?”.

D’Amario, tamponi inappropriati e “antistress”

“Il dr. D’Amario da parte sua – proseguono i sindaci – ha espresso perplessità sulla appropriatezza dei tamponi effettuati e quindi addossando la responsabilità a chi ha fatto i prelievi. In pratica i tamponi sarebbero stati effettuati senza criteri oggettivi dagli operatori (del 118?). Addirittura li ha chiamati tamponi “antistress” per calmare i pazienti: dichiarazione che sa più di scarica barile che di evidenza scientifica tradizionalmente sempre espressa dal dg D’Amario. Chi avrebbe dovuto elaborare, informare e formare l’operatore sull’appropriatezza del prelievo? E cosa c’entra con il ritardo dell’esito dei tamponi, anche ammettendo che fossero antistress? Chi decide se fare o meno il tampone? E perché diversi tamponi sono andati persi?”.

D’Amario: a Vasto il Covd Hospital

“Il dg D’Amario ha poi espresso la volontà di fare dell’ospedale di Vasto il Covid hospital della Provincia di Chieti. Il sindaco di Vasto – riferiscono Pupillo, Tiberini e lo stesso Menna nella nota – ha espresso la sua ferma opposizione in quanto la struttura non permette di diversificare i percorsi e la separazione delle metodiche destinate a paziente no Covid e Covid; inoltre non è pensabile conferire una funzione ad un ospedale senza prevederne un adeguato rafforzamento dell’organico medico e infermieristico. Ha sottolineato inoltre la carenza di dispositivi di protezione individuale per i lavoratori della sanità che ha causato problemi e disagi. Ha ribadito la carenza di comunicazione da parte della Regione e Asl dei pazienti Covid, di quelli in quarantena, tutte situazioni che non agevolano il compito di un sindaco”.

Delusione e rammarico per gestione pressappochistica

“Esprimiamo forte delusione e rammarico per la mancanza di chiarezza per le risposte approssimative che ci confermano una gestione pressappochistica di cui la Regione e la Asl dovranno rispondere ai cittadini attraverso l’assessore Verì e il direttore generale Schael”., concludono i tre sindaci del Comitati ristretto.

“La delusione è forte e purtroppo conferma quanto si poteva immaginare: grossolanità, mancanza di organizzazione e di governance della ASL e Regione che ha generato sofferenze, preoccupazioni, ritardi di inquadramento e di ricovero e tanto altro. Ci conforta solo il grande lavoro svolto dai medici, infermieri e personale sanitario nei nostri ospedali e sul territorio che, anche in carenza di dispositivi, come sottolineato da tutti, hanno lavorato alacremente, con passione, senza risparmio di energie”.