Ironman 2026, un mondiale dal mito assoluto: sport di resistenza sfibrante e affascinante, riservato ad atleti “esagerati”, con menti e muscoli decisi ad andare oltre ogni limite. I migliori triatleti al mondo sulle lunghe distanze si sono sfidati sul celebre percorso di Kona, nell’arcipelago delle Hawaii.
Ex campioni, medagliati olimpici, alcuni dei nomi più importanti della disciplina e atleti emergenti hanno affrontato una prova durissima: 3,8 km di nuoto, 180 km in bicicletta e una maratona completa. Quasi 4000 atleti, uomini e donne insieme, si sono dati battaglia in un clima ostile per il forte vento.
Tra loro il lancianese Paolo Rapino, che non ha mollato di un centimetro, ha resistito fino in fondo e ha tagliato il traguardo in una giornata epica, da ricordare.
«È stato un nuoto difficile, ma molto bello, con acque cristalline e una fauna marina spettacolare», racconta Rapino. In bici, fino al giro di boa di Hawi al chilometro 96, il vento a favore ha aiutato tutto il gruppo. «Il rovescio della medaglia è che al ritorno si è trasformato in un vento fortissimo, contrario, con raffiche. Ci sono state delle cadute ed è stato molto duro arrivare risparmiando le energie per la maratona».
Rientrati a Kailua-Kona, ecco i 42 chilometri di quella che Rapino definisce «la maratona più dura al mondo per un Ironman», sotto un sole cocente. «Per tutta la prima parte la gestione è stata perfetta, usando ghiaccio e acqua per raffreddare il corpo. Nel tristemente famoso Energy Lab sono iniziate le prime difficoltà, ma stringendo i denti, usando più la testa che le gambe, siamo riusciti ad arrivare. Il tifo era eccezionale e tutto il team è stato fantastico».
Sportivo di razza, Rapino si è fatto valere con pazienza, equilibrio e tenacia nella sfida delle sfide. Le stesse tre qualità che hanno permesso al francese Vincent Luis e all’americana Taylor Knibb di conquistare il titolo di campioni del mondo Ironman 2026, in una giornata resa ancora più dura da caldo, umidità e vento.

