[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=abYlJ5BOmmE[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 30 luglio 2015. Nuovi arresti a L’Aquila nell’ambito dei lavori per la ricostruzione post sisma. I Carabinieri del Comando provinciale hanno arrestato sei imprenditori accusati di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento e allo sfruttamento di manodopera proveniente dall’est Europa. Per la prima volta è stato contestato agli arrestati anche il reato di autoriciclaggio, recentemente introdotto dalla Legge Grasso. Alle ditte indagate sono stati affidati lavori per oltre 22 mln di euro. L’operazione è stata denominata Social Dumping.
“I lavoratori venivano retribuiti 50 euro al giorno senza malattia, festivi, straordinari, ferie. Cercavano di lavorare anche in condizioni di salute non ottimali e non venivano messi in condizione di curarsi, mancando di documentazione per usufruire del servizio sanitario nazionale”. Così il pm Simonetta Ciccarelli, insieme ad Antonietta Picardi, titolari dell’inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila denominata ‘Social dumping’ che ha portato a sgominare una organizzazione fatta di imprenditori e intermediari che reclutavano e sfruttavano operai romeni nei cantieri della ricostruzione post terremoto.
Sono quattro imprenditori ed un intermediario, tutti italiani, oltre ad un romeno (tutt’ora ricercato nel suo paese d’origine) che forniva la manodopera, i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al reclutamento e allo sfruttamento di flussi di manodopera provenienti dall’est Europa, utilizzata all’Aquila nella ricostruzione post terremoto. I provvedimenti sono della Procura distrettuale antimafia presso il Tribunale del capoluogo abruzzese. A risultare latitante è proprio colui che procurava in Romania i lavoratori bisognosi di impiego per le difficili condizioni economiche nel loro paese: si tratta di Nicolae Otescu detto ‘Nico’, 46 anni, residente a Lugoj, ritenuto la figura di spicco dell’associazione a delinquere. Gli arrestati sono Antonio D’Errico, detto ‘Tonino’, 59 anni, residente a Tortoreto (Teramo), il contatto italiano tra imprenditori e Otescu e gli imprenditori Francesco Salvatore (56) di Pettorano sul Gizio (L’Aquila), residente a Sulmona; Panfilo Di Meo (52) di Sulmona; Giancarlo Di Bartolomeo (49) e Massimo Di Donato (53), entrambi di Teramo. Sono rinchiusi nelle carceri di Sulmona (L’Aquila) e Teramo. I carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila li hanno fermati all’alba a Giulianova (L’Aquila), Sulmona e Teramo. Il Gip del Tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella ha disposto la detenzione per due mesi, successivamente, la misura prevede i domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Infine, disposto anche il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale. A vario titolo sono accusati di associazione a delinquere per una lunga serie di reati fiscali, autoriciclaggio, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Da quanto si è appreso, agli operai venivano dati 50 euro al giorno per oltre 10 ore di lavoro; erano sistemati in condizioni poco dignitose e continuamente minacciati.
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