Lettera del legale.
Lo Stato ha separato questi bambini dai loro genitori e da due giorni è calato un distacco totale: nessuna telefonata, nessun contatto con i figli,
nessuna possibilità persino di rassicurarli.
Sono le parole di protesta dell’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Loffredo, che giovedì scorso si è vista sottrarre i tre bambini di 3, 4 e 7 anni dai Servizi sociali del Comune di Lanciano con le forze dell’ordine, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori dell’Aquila,
per le “condizioni igienico-sanitarie precarie”
in cui vivevano, nell’abitazione di contrada Iconicella.
Per una madre e un padre, vivere una situazione simile viene recepito come un rapimento compiuto da una banda spietata, prosegue il legale, con una differenza fondamentale: qui ad agire è lo Stato, e proprio per questo ogni atto deve essere trasparente, motivato e sottoposto alla legge.
Qui stiamo parlando di un padre che ha già subito la tragedia della morte della figlia
Fortuna Loffredo. Dopo quella tragedia aveva cercato rifugio a Lanciano con la propria famiglia.
Che cosa stiamo facendo a quest’uomo? Che cosa stiamo facendo a questi bambini?
Se c’erano problemi di qualsiasi natura di doveva aiutare la famiglia,
dice l’avvocato. Si potevano impartire prescrizioni, indicare regole, attivare i servizi, imporre condizioni e controllare che venissero rispettate.
Adesso, invece, rischia di aprirsi un braccio di ferro lungo e devastante con le istituzioni, mentre il trauma dei bambini è già stato provocato.
E mi chiedo: dove sono adesso i cosiddetti “radical chic” che si indignano quando queste vicende riguardano altre famiglie?
Perché su questa famiglia il silenzio?
Perché sono napoletani emigrati? Perché hanno un dialetto diverso? Perché hanno usi e una storia familiare che qualcuno considera meno degni di attenzione?
Non possiamo accettarlo.
Bisogna insorgere civilmente davanti a questi casi perché le istituzioni rispettino fino in fondo la legge, la dignità delle persone e soprattutto i bambini.
Chiediamo un intervento immediato della Presidente del Consiglio ed un incontro urgente.
Due giorni senza poter parlare con i propri figli sono troppi.
Il silenzio deve finire.

