
«Si è trattato di un caso complesso – spiega D’Archivio – un trauma orbitario raro, con la penetrazione di corpo estraneo non limitata solo all’orbita, senza peraltro danneggiare l’occhio, ma estesa fino al lobo temporale, a livello della base cranica, sede anatomica di importanti strutture vascolari e nervose. Un tragitto reso possibile, probabilmente, dall’elasticità del ramoscello stesso che, piegandosi contro le pareti ossee orbitarie, è avanzato in sede intracranica, sfiorando anche i rami nervosi che provvedono alla motilità dell’occhio». Una complessità chirurgica confermata anche da Magliani, per via del rischio di emorragie massicce a livello della base cranica. Un’eventualità che non si è verificata, grazie anche all’angiorisonanza magnetica particolarmente dettagliata, eseguita dal primario radiologo Antonio Sparvieri, che ha consentito ai chirurghi di intervenire con grande precisione. Anche il decorso post operatorio non ha presentato complicazioni e il paziente ora sta bene.
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