[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=dnWYvT9ikkI[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 22 gennaio 2016. Elettrodotto: sit-in a Pescara del comitato contrario all’infrastruttura di Terna, “la Regione non ha preso una posizione chiara nei confronti delle comunità interessate all’opera e alle note vicende della sua autorizzazione, avvenuta senza un percorso condiviso con i Comuni ed imposta dall’alto”.
Sit-in dei Comitati contrari all’elettrodotto Villanova-Gissi davanti alla sede della Regione, a Pescara. “L’iniziativa – hanno sostenuto i comitati – è stata decisa per protestare contro la Regione rea di non aver preso una posizione chiara nei confronti delle comunità interessate all’opera e alle ormai note vicende della sua autorizzazione, avvenuta senza un percorso condiviso con i Comuni ed imposta dall’alto”. “Un’autorizzazione – lamentano i comitati – oggetto di negoziato economico attraverso le compensazioni, con i Sindaci che, cambiando l’iniziale posizione contraria all’opera, hanno firmato protocolli, che i rispettivi concittadini non hanno mai approvato”.
“Con i tavoli Terna-Regione dell’autunno 2014 e con la revoca della Determina Sorgi – si legge in una nota del Forum H2O – la Regione aveva avviato un confronto che pareva serio e attento all’esame delle molte criticità del progetto. In questo modo, la Regione aveva accompagnato i cittadini e i Comuni che hanno detto no a questa infrastruttura e ai suoi non valutati impatti sul territorio in un percorso che doveva portare a riesaminare doverosamente alcuni passaggi dello stesso iter autorizzativo: primo fra tutti la VAS mai giunta alla sua naturale conclusione”.
Il passaggio decisivo di questo confronto è stato il Consiglio regionale del 24 febbraio 2015 che aveva approvato all’unanimità in 22 punti, ognuno dei quali avrebbe potuto cambiare il destino dell’opera, la necessità di passare correttamente all’esame documenti, osservazioni e tutto il materiale per verificare gli spazi di una seria riflessione sul tracciato definito e sui modi dell’autorizzazione data, che lasciava aperte questioni tecniche quanto giuridiche assai controverse. “Nessuno dei punti, però – lamenta il Forum – è stato realizzato e l’unica cosa che è cambiata è il destino dei cittadini abruzzesi danneggiati direttamente. Molti sono stati denunciati e citati in giudizio per aver voluto difendere la nostra terra, la salute, il futuro, la vita dei loro figli”.
“Il silenzio in tutti questi mesi del governatore D’Alfonso, accorso anche sui terreni dei privati durante le immissioni in possesso per recepire la richiesta e l’urgenza di azioni concrete in linea con la direzione già presa dalla Regione, ha svelato una politica del “doppio binario” – dicono al Forum – oggi più che mai evidente: una Regione che tendeva l’orecchio ai cittadini da un lato, ma poi si voltava e stringeva la mano a Terna, dall’altro”.
I comitati chiedono impegni precisi e risposte chiare. Se la VIA è stata data sulla base di condizioni, e organi regionali come il Servizio Difesa del suolo hanno accertato che queste condizioni non sono state rispettate prima dell’inizio dei lavori, i cittadini chiedono che sia applicato quanto previsto nel decreto che ha autorizzato l’opera: l’inefficacia dell’autorizzazione stessa, perché le prescrizioni previste nella VIA o le condizioni di atti come il Parere dell’Autorità di Bacino sono state disattese. “È necessario – conclude il Forum H2O – riprendere dalla partecipazione e dal confronto la lotta alle devastazioni ambientali e convocare in Regione un incontro, con tutte le realtà e le associazioni impegnate contro i saccheggi e gli impatti indebiti sul territorio, riportando anche la discussione sulla strategia energetica regionale”.
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