
“Siamo in una fase importante per la tutela di questa specie – scrive il Wwf in un ocmunicato stampa -. È in discussione il nuovo “Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia”, predisposto dal Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con l’Unione Zoologica Italiana e il supporto dell’ISPRA. Il Piano è stato presentato mercoledì 17 febbraio al tavolo paritetico della Strategia Nazionale per la Biodiversità con le Regioni per la discussione tecnica. Anche accogliendo l’invito lanciato dal WWF Italia, la discussione è stata aggiornata e sono state chieste ulteriori valutazioni alle Regioni entro il prossimo 26 febbraio”.

“La bozza del nuovo Piano nazionale sul Lupo può e deve essere migliorata attraverso un più ampio ed approfondito dibattito – sottolinea l’associazione -. Il WWF ha evidenziato 6 specifiche azioni da mettere in pratica per risolvere efficacemente la convivenza tra attività economiche e presenza dei grandi predatori sul territorio: aumentare la lotta al bracconaggio attraverso l’incremento delle pene e delle sanzioni e il potenziamento della vigilanza con l’attivazione di squadre specializzate nella prevenzione e nelle indagini antibracconaggio; aumentare il contrasto al randagismo e affrontare con maggiore determinazione il problema dell’abbandono dei cani per prevenire il fenomeno dell’ibridazione con il Lupo; applicare e valutare l’efficacia degli strumenti di prevenzione e protezione dei danni alla zootecnia; garantire un tempestivo e completo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori, senza disparità di trattamento tra le diverse Regioni; attuare una seria e costante campagna per la tutela del Lupo con particolare riguardo al ruolo svolto dai mezzi di informazione; avviare un monitoraggio della specie a scala nazionale con scambio di informazioni a livello transfrontaliero per le Alpi”.

“È bene ricordare – scrive l’associazione – che solo grazie al divieto di abbattimento, in Italia la popolazione di Lupo oggi è in ripresa dopo che era arrivata sull’orlo dell’estinzione. Secondo una stima del 2015, oggi in Italia sono presenti circa 1.500 lupi sull’Appennino e 100/120 sull’arco alpino. Nel 1971, quando il WWF, insieme al Parco nazionale d’Abruzzo, lanciò l’Operazione San Francesco, il Lupo era una specie cacciabile, percepito come “animale nocivo” da sterminare e vi erano solo 100 esemplari in tutta Italia”.
“Ma ancora oggi – avverte il Wwf – il Lupo non è fuori pericolo a causa di rilevanti minacce, su tutte il bracconaggio (con fucili, lacci e bocconi avvelenati) che ogni anno colpisce fino al 20% della popolazione, e l’ibridazione, vale a dire l’incrocio con cani vaganti, che in alcune aree supera il 40% degli individui monitorati. Secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato nel triennio 2013/15 in Italia sono stati trovati morti 115 lupi, e l’esperienza insegna che il numero degli animali ritrovati morti è minore rispetto a quelli realmente uccisi.
Ricorrere all’abbattimento di lupi quale risposta a situazioni locali critiche assicura solo un’illusoria e temporanea riduzione dei danni causati alla zootecnia, non risolvendo il problema e non placando i malumori degli allevatori, bensì aumentando in poco tempo la minaccia del bracconaggio. Tutti gli studi più recenti dimostrano, infatti, che l’abbattimento di alcuni esemplari di Lupo, destrutturando i branchi e aumentando la dispersione dei suoi componenti, può determinare nel medio e lungo termine un incremento della predazione sul bestiame domestico. La scorciatoia ipotizzata, quindi, rischia di aggravare, piuttosto che risolvere, il problema della predazione degli animali domestici da parte del Lupo”.
“Il WWF Italia considera da sempre prioritaria la mitigazione del conflitto con la zootecnia, nel solco della coesistenza con i grandi predatori naturali – si legge inoltre nella nota -: per questo chiede forti sinergie tra le Istituzioni al fine di attuare efficaci, concrete e diffuse misure di prevenzione. Nel contempo è necessario e urgente contrastare efficacemente il bracconaggio e il randagismo/vagantismo canino”.
“Nelle Oasi WWF abruzzesi, gestite attraverso l’Istituto Abruzzese Aree Protette, si è sempre lavorato con grande impegno per la conservazione del Lupo, investendo in studi e ricerche come i monitoraggi che vengono effettuati periodicamente dal nostro personale scientifico – conclude la nota -. In particolare nell’Oasi WWF Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi e nell’Oasi WWF del Lago di Serranella sono stati condotti diversi studi sul Lupo attraverso tecniche di monitoraggio, tra cui il fototrappolaggio e il wolf-howling. Ciò serve per valutare presenza e distribuzione della popolazione di Lupo sul territorio. Informazioni utili e vitali che nel caso specifico della riserva di Anversa degli Abruzzi hanno permesso di mettere in campo misure ambientali e gestionali il cui obiettivo è rendere possibile la convivenza fra attività umane e Lupo. Tra le azioni messe in atto c’è stata la prevenzione del rischio da impatto con autoveicoli con il collocamento di cartelli che avvertono gli automobilisti della presenza della fauna selvatica invitandoli a rallentare e ben 285 dissuasori ottici nei tratti di strada più a rischio. E grazie ai fondi straordinari della Riserva e nell’ambito di un progetto più ampio come il LIFE Orso, sono stati consegnati gratuitamente recinti elettrificati agli agricoltori o allevatori che ne hanno fatto richiesta”.
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