Verso un gestore unico tra Sasi, Aca e Saca.
Il futuro dell’oro blu in Abruzzo è a un bivio decisivo.
Con la scadenza dell’affidamento del servizio idrico integrato fissata per il 2027, i sindaci soci della Sasi di Lanciano hanno rotto gli indugi, presentando una proposta strategica che punta a blindare la gestione pubblica per i prossimi trent’anni.
L’obiettivo è chiaro: evitare che un bene essenziale come l’acqua finisca nelle logiche del mercato privato.
Il documento, datato 16 aprile 2026 e sottoscritto da 35 sindaci (per la maggior parte di area centrosinistra), sottolinea come l’acqua non sia una merce ma un diritto fondamentale.
Per onorare il mandato popolare del referendum abrogativo, i primi cittadini propongono un nuovo affidamento in-house attraverso una struttura societaria rafforzata.
La vera novità risiede nel progetto di aggregazione,
superare la frammentazione gestionale creando una sinergia industriale tra i principali gestori regionali: Sasi di Lanciano, Aca di Pescara e Saca di Sulmona (L’Aquila).
Secondo i firmatari, la messa a gara del servizio comporterebbe rischi sistemici, come monopoli privati orientati al profitto e tagli ai costi operativi a discapito della manutenzione e del personale. Al contrario, l’unione delle forze permetterebbe di ottimizzare i fondi Pnrr, ridurre le dispersioni e garantire continuità del servizio in tutti i comuni. Parte ora l’approfondimento tecnico per trasformare questa visione in una realtà industriale solida ed efficiente.
