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Addio a Franchino Teti, ultimo testimone della battaglia di Pizzoferrato

Dicembre 20
22:08 2017

È morto Franchino Teti, ultimo testimone della battaglia di Pizzoferrato, aveva 91 anni. Ne dà notizia la Fondazione Brigata Maiella.

Nato a Torricella Peligna (Chieti) il 23 gennaio 1926, si era arruolato nella Banda Patrioti della Maiella nel gennaio del 1944, aveva partecipato all’azione di guerra svolta per l’occupazione di Pizzoferrato, rimanendo ferito da schegge di bomba a mano alla testa e agli arti.

Fatto prigioniero dei tedeschi durante il combattimento, il 3 febbraio del 1944, da allora venne ritenuto disperso dai compagni e dai famigliari, almeno fino al 21 agosto del 1945, quando riuscì a rientrare con mezzi di assistenza e di fortuna al proprio Paese, mettendo a conoscenza i cari e i partigiani dei durissimi mesi di stenti, violenze e privazioni, che aveva vissuto in Germania in stato di prigionia.



Catturato con altri dieci prigionieri, durante il combattimento in cui aveva visto morire il Maggiore Lionel Wigram, Franchino Teti fu disposto con il viso contro il muro e le mani alzate per essere giustiziato sul momento. Miracolosamente venne risparmiato soltanto perché obbligato, con altri prigionieri, a scavare due grosse buche nel giardino prospiciente la Villa Casati, dove si erano svolti gli scontri più duri della battaglia.

Costretto con la forza ad una difficile marcia che lo avrebbe portato con altri a Pescocostanzo, Sulmona (L’Aquila) e Civitaquana (Pescara), era stato interrogato più volte salvandosi di nuovo da morte certa per aver dichiarato di essere un operaio al servizio degli Alleati. 

Giunto a Teramo, venne arrestato. Con lui si trovavano un altro torricellano, Carlo D’Ambrosio, e molti partigiani abruzzesi del Gran Sasso. Il 9 giugno 1944, dopo tanti falliti tentativi di fuga Franchino Teti riuscì ad evadere ma, circondato e senza altra via di fuga, fu ripreso e costretto ad arrendersi, per poi essere ricondotto in prigionia.

La liberazione, che avrebbe portato giubilo in tutto l’Abruzzo, per lui non sarebbe arrivata. Mentre la madre chiedeva ancora disperatamente informazioni del figlio al Comando della Maiella che non ne aveva più notizie, il 12 giugno 1944, Franchino Teti veniva di nuovo messo in colonna, costretto ad una marcia forzata che lo avrebbe portato dapprima in un campo di concentramento a Mantova e poi, sui mezzi dell’esercito tedesco, a Verona e Innsbruck (Austria). Giunto, sempre prigioniero, a Leverkusen in Germania, dove venne accantonato in un lager per essere avviato al lavoro forzato in una fabbrica della Bayer, affrontò un nuovo periodo di guerra.

La guerra non gli aveva risparmiato nulla: il combattimento, la prigionia, infine i lavori forzati. Oltre alla detenzione, le privazioni e la fatica fisica a Leverkusen Franchino Teti aveva subito anche un bombardamento da quadrimotori americani, che distrussero il nucleo industriale. 

Il 16 aprile 1945 i soldati americani lo liberarono, lo rifocillarono e lo vestirono alla meglio con indumenti militari. 

Franchino Teti tornò a Torricella Peligna, il 21 agosto 1945, con un carico di storia e di dolore inenarrabili. Ma fu sempre un punto di riferimento per chiunque volesse accostarsi alla verità storica della battaglia di Pizzoferrato, che non mancava mai di raccontare con la voce spezzata del testimone oculare.

All’annuncio della scomparsa, il presidente della Fondazione Brigata Maiella, Nicola Mattoscio, il vice presidente, Antonio Rullo, e tutti gli organi della Fondazione si sono uniti al dolore della famiglia per l’immensa perdita dell’uomo e del partigiano.

I funerali si svolgeranno domani, giovedì 21 dicembre, alle ore 11 a Torricella Peligna.