“Un italiano vero”.
E’ scomparso oggi, martedì 22 agosto, all’ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato per l’aggravarsi di una lunga malattia: Toto Cutugno, nato il 7 luglio 1943, è stato uno dei cantanti più amati in Italia e simbolo della melodia italiana all’estero, grazie soprattutto a L’Italiano, diventato nel tempo una specie di inno nazionale.
Nato il 7 luglio 1943 a Fosdinovo (Massa-Carrara), Toto Cutugno ha segnato il suo nome nella storia della musica italiana grazie a una carriera che ha spaziato attraverso decenni di cambiamenti stilistici e culturali. Il suo brano “L’Italiano”, nonostante non abbia vinto il Festival di Sanremo nel 1983, è diventato un inno nazionale non ufficiale e ha contribuito a proiettare la sua fama oltre i confini italiani.
Cutugno ha accumulato quindici partecipazioni al Festival di Sanremo nel corso della sua carriera, un segno tangibile della sua costante presenza nel panorama musicale italiano. Tuttavia, la sua influenza non si è limitata al territorio nazionale. Attraverso hit come “L’été Indien”, il suo impatto si è esteso anche all’arena internazionale, dimostrando la sua abilità nel creare melodie accattivanti e testi coinvolgenti che oltrepassano le barriere linguistiche.
Un aspetto notevole della carriera di Cutugno è stata la sua capacità di adattarsi a diverse sfaccettature musicali. Dall’essere un cantante e compositore di successi propri a scrivere brani per altri artisti rinomati, la sua versatilità lo ha reso una risorsa preziosa nell’industria musicale. Ha collaborato con grandi nomi della musica francese e italiana, dimostrando la sua abilità con canzoni che spaziano da ballate emotive a ritmi più vivaci.
Chi era Toto Cutugno
La biografia di Toto Cutugno è un percorso affascinante attraverso la musica e il successo. Cresciuto in Liguria ma di origini toscane, già prima dei vent’anni fondò il gruppo “Toto e i Tati”, esibendosi dal vivo con le sue composizioni. Il 1975 segnò un punto di svolta, quando la sua canzone “L’été Indien” venne incisa da Joe Dassin e divenne un successo internazionale.
Le sue abilità di compositore non conoscevano confini. Ha scritto canzoni per alcuni dei nomi più celebri della scena musicale francese, tra cui Mireille Mathieu, Dalida, Johnny Hallyday e Claude François, oltre a molti altri. In Italia, le sue composizioni sono state interpretate da artisti del calibro di Domenico Modugno, Gigliola Cinquetti e Ornella Vanoni.
Habitué al Festival di Sanremo
Il Festival di Sanremo ha rappresentato per Toto Cutugno un terreno fertile in cui coltivare il suo talento. Dai primi passi nel 1976 con il brano “Volo AZ 504” eseguito con il gruppo “Albatros”, alla vittoria nel 1980 con “Solo noi”, Cutugno ha sempre regalato performance memorabili.
Un periodo fertile per Cutugno, che scrive anche la prima canzone per il grande Adriano Celentano, Soli. Una canzone che per mesi resterà al primo posto in classifica. Per l’album di debutto, “Voglio l’anima”, bisognerà attendere il 1979. I brani saranno successivamente incisi da vari artisti, italiani e stranieri, e la title-track diventa sigla del programma tv francese “Saranno famosi”, restando per settimane ai vertici della hit parade. Ma sono tanti i successi del Toto nazionale: “Solo noi” viene lanciato a Sanremo nel 1980 e vince: la sua unica vittoria in 15 festival. Nello stesso anno firma tutte le canzoni del disco “Il tempo se ne va” per Adriano Celentano.
Ma è con la sua “L’Italiano” che Toto Cutugno ha fatto la storia. Sebbene non abbia vinto il Festival di Sanremo nel 1983, questa canzone ha venduto milioni di copie e l’ha reso un nome familiare in tutto il mondo, compresi paesi come Israele, Iran e Corea. La sua dedizione al Festival di Sanremo è stata straordinaria, dimostrando il suo amore per la musica e per la sua terra.
Dopo la pubblicazione di La mia musica, del 1981, nel 1983 con il suo brano-simbolo, L’Italiano arriva solo quinto ma la canzone vende milioni di dischi e lo rende famoso nel mondo, Israele, Iran e Corea compresi. All’Ariston (è quasi leggenda la sua fama di ‘eterno secondo’) tornerà tante altre volte, come interprete, autore e superospite, mai in modo scontato: nel 2010, dopo un periodo difficile per motivi di salute, arriva a Sanremo con Belen Rodriguez, con la quale canta Aeroplani.
Nel 2012 invitato da Fabio Fazio, esegue L’Italiano con il coro dell’Armata rossa. Il suo legame con il festival è talmente forte che nel 2005 per parteciparvi rinuncia all’Olympia di Parigi. E, tra un festival e l’altro, Toto gira il mondo, non sta mai fermo sempre fedele al suo slogan: ”Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare, sono un italiano”.
Gli ultimi anni
Nel 2018 per un malore è costretto ad annullare concerti in Belgio. Nello stesso anno ha la soddisfazione di cantare per la seconda volta nella lunga carriera all’Olympia di Parigi e Le Monde dedica per l’occasione una pagina all’italiano vero.
Nel 2019 scoppia un caso Ucraina: un gruppo di deputati ucraini con una lettera chiese di precludere per presunte posizioni filorusse l’ingresso a Toto Cutugno che aveva un concerto a Kiev sold out da tempo. Lui replicò di essere “sorpreso e preoccupato”, dichiarandosi sempre distante dalla politica: “Io sono apolitico”. La vicenda poi si sgonfia e lui riesce a cantare davanti ad un pubblico entusiasta.
Nel 2021 fu felice di passare il testimone ai Maneskin a Eurovision: fu lui infatti il vincitore del concorso europeo nel 1990. Popolarissimo sia a Mosca che Kiev a guerra iniziata nel 2022 dichiarò: “sogno bambini russi e ucraini insieme”.
I funerali a Milano
La carriera di Toto Cutugno ha attraversato decenni di successi e conquiste, e la sua musica ha continuato a ispirare e coinvolgere persone di tutte le età e provenienze. I funerali del grande artista si terranno il prossimo giovedì 24 agosto alle ore 11 nella Basilica dei Santi Nereo e Achilleo, in viale Argonne, 56, a Milano.
La notizia è stata confermata dal manager Danilo Mancuso, insieme alla famiglia di Cutugno, che insieme a milioni di fan in tutto il mondo piangono la sua scomparsa.
Cutugno, con la sua musica intramontabile, resterà per sempre una leggenda della scena musicale italiana e internazionale.
