Il papà Michele: non era un amico di mio figlio.
Ha chiesto “scusa” ai familiari di Andrea Prospero,
prendendo la parola in aula, il diciottenne romano per il quale il Gup di Perugia ha rigettato la richiesta di patteggiamento per istigazione o aiuto al suicidio dello studente universitario morto nel capoluogo umbro nel gennaio scorso.
L’udienza si è svolta questa mattina.
“Ha detto di avere perso un amico ma perderlo a queste condizioni non credo sia un amico”,
ha detto Michele Prospero, padre di Andrea, lasciando l’aula.
“Da schifo…”,
il commento amaro del genitore a quanto detto dall’indagato.
“Siamo soddisfatti per la prima fase in quanto il giudice ha valutato le istanze dei nostri avvocati, che sono molte sensate”, ha spiegato ancora il padre del giovane studente, dicendo di aspettarsi
“completa giustizia per Andrea”.
“Questa è una pena ridicola (due anni e mezzo) – ha aggiunto – e non sarebbe stata una sentenza accettabile”.

