La difesa si avvale della consulenza della criminologa Roberta Bruzzone.
Non è stato raggiunto l’accordo sul patteggiamento nel processo a carico di Emiliano Volpe,
il diciannovenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio per la morte di Andrea Prospero, matricola lancianese di Informatica a Perugia.
Dopo il rinvio dell’ultima udienza, a gennaio scorso, richiesto dalla difesa per valutare nuovi termini procedurali, il confronto con la Procura non avrebbe portato ad una sintesi condivisa.
La famiglia della vittima, assistita dai propri legali, continua a invocare
una pena che sia “giusta e proporzionata” alla gravità dei fatti.
La prossima udienza è fissata per domani, 26 febbraio, davanti alla Corte d’Assise di Perugia.
In quella sede inizierà ufficialmente il dibattimento con la presentazione delle richieste istruttorie e della lista dei testimoni.
Il caso riveste un’importanza straordinaria non solo per la cronaca, ma anche per il diritto.
Come sottolineato al Tgmax dall’avvocato Francesco Mangano, uno dei legali della famiglia Prospero, si tratta di un vero e proprio “novus” giuridico in Italia.
Al centro del processo c’è il ruolo delle piattaforme digitali e come la condotta online possa configurare il reato di istigazione al suicidio.
Inoltre, la nota criminologa Roberta Bruzzone agirà come consulente di parte per dimostrare, attraverso una perizia psicologica,
il nesso causale tra il comportamento dell’imputato e il tragico gesto di Andrea.
Un confronto giurisprudenziale che segnerà un punto di svolta nel modo in cui la norma viene applicata al mondo virtuale.
Il papà Michele Prospero in procinto di ripartire per il capoluogo umbro:
Non ho molta fiducia nella giustizia italiana, spero che non mi uccidano una seconda volta mio figlio Andrea.
