Quarta udienza del processo per la morte dello studente lancianese.
Andrea poteva essere salvato.
Lo hanno detto in aula i periti della Procura durante la quarta udienza a Perugia per la morte di Andrea Prospero, il diciannovenne di Lanciano trovato senza vita a fine gennaio 2025.
Secondo il medico legale e il tossicologo, tra l’assunzione del mix letale di benzodiazepine e ossicodone e il decesso sarebbe trascorso un intervallo di circa 4 o 5 ore: un tempo sufficiente per permettere ai soccorritori, se allertati, di intervenire con una lavanda gastrica e strappare il giovane alla morte.
Proprio su questo “vuoto” di soccorsi si concentra l’accusa nei confronti di Emiliano Volpe, il 19enne romano
imputato per aiuto o istigazione al suicidio.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Volpe non solo avrebbe spinto il coetaneo a togliersi la vita attraverso numerosi messaggi, ma avrebbe scelto deliberatamente di non chiamare l’ambulanza, arrivando persino a ironizzare sulla situazione in altre chat.
Il clima in aula si è fatto drammatico quando gli operatori della polizia scientifica hanno ripercorso le fasi del ritrovamento del cadavere di Andrea nel centro storico di Perugia. La vittima è stata rinvenuta in avanzato stato di decomposizione, riversa sopra il proprio computer portatile.
È stata un’udienza straziante quella di oggi per la famiglia della vittima, presente in aula con il padre Michele, la madre Teresa, la sorella gemella Anna e il fratello maggiore Matteo, cardiopatico e sottoposto a trapianto di cuore. Proprio quest’ultimo, durante l’udienza, si è alzato e ha perso i sensi, cadendo a terra. Soccorso dai sanitari, si è poi ripreso ed è rimasto fuori dall’aula insieme alla madre.
Sono rimasti invece nell’aula degli Affreschi, seduti poco dietro all’imputato, il padre e la sorella di Andrea, in lacrime e abbracciati, mentre scorrevano le fotografie scattate dagli investigatori al momento del ritrovamento: l’appartamento, il corpo del ragazzo sul letto con pantaloni grigi e felpa nera con il cappuccio ancora indossato, gli occhiali accanto alla mano, il blister vuoto dei medicinali, il computer, i telefoni cellulari, una bottiglia d’acqua e il cadavere ormai segnato dal tempo.
In altre immagini sono comparsi la corda ritrovata in bagno, a terra sotto il lavandino, il telefono e le schede telefoniche nel water, una busta con rifiuti, bottiglie di plastica e una confezione vuota di patatine, probabilmente tra le ultime cose consumate prima della morte.
La famiglia Prospero e la città di Lanciano restano in attesa di giustizia per una tragedia che, secondo gli esperti,
si sarebbe potuta evitare.
Il processo proseguirà l’11 giugno, quando saranno ascoltati gli investigatori della polizia postale.

