[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sWjVt9OEl_U[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 20 marzo 2015. “Non ci sono ragioni giuridiche, meno che meno di carattere etico-morale perché io ritiri le deleghe assessorili a Mario Colantonio ovvero perché lui lasci il suo posto di assessore”. Così il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, difende il suo componente di giunta comunale, intervenendo sull’episodio di condanna a 8 mesi inflitta all’assessore ai lavori pubblici per falso ideologico, in relazione all’autenticazione di alcune firme sulle liste elettorali nel 2008 a sostegno del listino di Gianni Chiodi. Il pm Pietro Mennini ne aveva chiesto l’assoluzione per assenza del dolo, ma il giudice Antonella Redaelli ha deciso per la condanna, con motivazioni che verranno depositate tra un paio di settimane. “Non voglio commentare la sentenza del tribunale di Chieti – prosegue Di Primio in una nota – ma credo vada appellata per ristabilire la verità su una vicenda che vede ingiustamente condannato Colantonio. Se passasse il principio che ha animato il giudice di Chieti, nel raccogliere le firme, oltre al documento, dovremmo fotografare anche chi sottoscrive”, aggiunge il sindaco.
Solidarietà all’assessore Colantonio giunge anche dal presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso. “La sentenza di condanna – scrive D’Alfonso – non riduce di un millimetro la considerazione per la capacità di lavoro e di abnegazione dell’assessore teatino, che ama ed è amato dalla sua città. A Colantonio D’Alfonso esprime – si legge ancora – la solidarietà che merita un servitore delle istituzioni come lui affinché possa non indietreggiare nel suo impegno diuturno e nella sua incrollabile passione”.
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