[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=C1xWk916N0I[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 14 aprile 2015. Lo stress per condizioni ambientali non favorevoli è tra le cause attualmente più probabili del disorientamento che spinse allo spiaggiamento di massa, il 12 settembre del 2014, sette capodogli sulle coste meridionali abruzzesi della riserva di Punta Aderci, a Vasto. Quattro esemplari riuscirono a riprendere il largo mentre per tre non ci fu nulla da fare. A sette mesi dall’evento che mobilitò studiosi, forze dell’ ordine e volontari, oggi i risultati dell’esame necroscopico condotto da Sandro Mazzariol, che diresse le operazioni a Vasto e coordina l’Unità di Intervento per la necroscopia dei grandi cetacei per il ministero dell’Ambiente. Secondo l’esperto il branco avrebbe seguito il suo leader: il soggetto femmina gravida, di 40 anni, che però aveva un grosso calcolo renale. Alla base, poco cibo e disidratazione. Situazione di stress che avrebbe prodotto disfunzioni cerebrali tali da far perdere l’orientamento. Non quindi, al momento, fonti sonore. E a raccontare la cronaca di quei momenti concitati arriva anche una mostra fotografica allestita dall’Associazione Amici di Punta Aderci che resterà aperta fino al 18 aprile, a Vasto. Di questi animali si è occupata la facoltà della Scienza del mare dell’Universidad de Las Palmas in Gran Canaria e un orecchio è stato inviato in Canada “ma purtroppo le condizioni di conservazione non sono state tali da poter effettuare alcuna indagine microscopica efficace”, dice Mazzariol, secondo il quale “al momento l’embolia gassosa per esposizione a fonti sonore è stata esclusa”. La presenza di bolle di gas che fu trovata nelle carcasse non sarebbe, per Mazzariol, diretta conseguenza delle ricerche petrolifere con tecnica dell’air-gun, come qualcuno ipotizzò. A tenere aperto il nodo degli eventi traumatici di origine antropica è il presidente nazionale del Centro studi cetacei onlus, Vincenzo Olivieri, che, commentando le ipotesi conclusive di Mazzariol, sottolinea la difficoltà di appurare l’esatta causa della morte. “È evidente – dice Olivieri lanciando una provocazione bonaria – che nei cetacei non c’è ‘scatola nera’. L’ipotesi di Mazzariol è accettabile. Resta lo spiaggiamento di esemplari che complessivamente erano in buono stato di salute”. Mazzariol dal canto suo spiega che “le ricerche geologiche risultano come le meno probabili tra le cause di disorientamento in quanto non sappiamo con certezza quali siano le lesioni conseguenti a queste emissioni sonore. Ci siamo confrontati con altri colleghi e con la letteratura esistente. Quando i capodogli sono esposti a questo tipo di fonti sonore generalmente smettono di mangiare per il 19 per cento del loro tempo e tutto ciò può portare a un processo di dimagrimento”. I capodogli di Vasto sono stati trovati digiuni. Condizione che potrebbe essere conseguenza dei bassi fondali dell’Adriatico che non consentono immersioni tali per raggiungere il cibo. Quindi, “la cosa più probabile è che l’insufficienza renale sofferta dalla guida del gruppo abbia portato poi portato allo spiaggiamento di massa”. La gran parte degli spiaggiamenti in Adriatico sono avvenuti dal 1500 ad oggi tra le coste marchigiane all’altezza di Pesaro e il Gargano, in Puglia. “Una volta entrati in Adriatico per loro è la fine”, spiega. Quello sulle coste abruzzesi è stato il 2/o per numero nel Mediterraneo. Episodio analogo avvenne in Puglia il 10 dicembre 2009 a seguito del quale fu istituita una task-force.
“Al momento l’embolia gassosa per esposizione a fonti sonore è stata esclusa”, ha detto Mazzariol secondo il quale la presenza di bolle di gas che fu trovata nelle carcasse non sarebbe diretta conseguenza delle ricerche petrolifere con tecnica dell’air-gun, come qualcuno ipotizzò all’epoca dello spiaggiamento. “A oggi – spiega l’ esperto – le ricerche geologiche risultano come le meno probabili tra le cause di disorientamento in quanto non sappiamo con certezza quali siano le lesioni conseguenti a queste emissioni sonore. Ci siamo confrontati con altri colleghi e con la letteratura esistente. Quando i capodogli sono esposti a questo tipo di fonti sonore generalmente smettono di mangiare per il 19 per cento del loro tempo e tutto ciò può portare a un processo di dimagrimento”. I capodogli di Vasto sono stati trovati digiuni. Condizione che potrebbe essere conseguenza, secondo Mazzariol, dei bassi fondali dell’Adriatico che non consentono ai grandi cetacei immersioni sufficienti per raggiungere il cibo. Quindi, afferma Mazzariol, professore aggregato del corso di Anatomia patologica veterinaria dell’Università degli Studi di Padova nonché coordinatore dell’Unità di Intervento per la necroscopia dei grandi cetacei per il ministero dell’Ambiente, “la cosa più probabile è che l’insufficienza renale sofferta dalla guida del gruppo abbia portato poi portato allo spiaggiamento di massa”. “La coesione sociale è molto forte in questa specie” dice Mazzariol ricordando come la gran parte degli spiaggiamenti in Adriatico sono avvenuti dal 1500 ad oggi nel tratto compreso tra Pesaro e il Gargano. “Una volta entrati in Adriatico per loro è la fine”. Infine l’ipotesi morbillivirus: “Su questo – conclude Mazzariol – non abbiamo ancora certezze, ma in realtà non sappiamo se nel capodoglio provochi danni, cosa diversa che già si conosce a proposito dei delfini tra i quali crea epidemie. Comunque uno dei capodogli presentava questo virus”.
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