Cinghiali: i cacciatori chiedono di ampliare la stagione venatoria per risolvere l’emergenza in Abruzzo.
Una elevata percentuale di aree protette, pari al 50 per cento del territorio regionale rispetto alla media nazionale che si ferma al 30, e un progressivo abbandono dei terreni da coltivare da parte degli agricoltori: sono queste, secondo l’Atc Chietino Lancianese, le concause dell’aumento sconsiderato della popolazione di cinghiali in Abruzzo, che verosimilmente raggiunge le 50 mila unità calcolate su base statistica.
Il punto della situazione è stato fatto in assemblea con alcuni tesserati, a Orsogna, dal presidente Corrado Di Nardo.
È stata l’occasione anche per tracciare il bilancio delle attività dell’ambito di caccia territoriale, nel corso dell’ultima stagione venatoria, con 2.447 abbattimenti tra prelievo di squadre in braccata, quello eseguito con il coordinamento della polizia provinciale negli istituti faunistici preclusi alla caccia e nell’area non vocata e, infine, con la caccia di selezione.
Un numero da primato regionale, spiega Di Nardo, con 5 cinghiali cacciati al giorno. Ma per risolvere l’emergenza, dice il presidente dell’Atc Chietino lancianese, sarebbe utile ampliare oltre i tre mesi di legge il periodo della caccia. La modifica è di competenza nazionale.
I numeri dell’Atc Chietino Lancianese della stagione venatoria settembre-dicembre 2016
2.447 abbattimenti eseguiti, pari al 70 per cento circa rispetto alla precedente stagione, con numeri da primato su scala regionale:
– 1.723 cinghiali prelevati dalle squadre in braccata tra ottobre e dicembre 2016;
– 379 cinghiali prelevati in attività di controllo sotto il coordinamento della Polizia Provinciale soprattutto negli istituti faunistici preclusi alla caccia e nell’area non vocata;
– 345 cinghiali abbattuti in caccia di selezione nelle zone delle squadre in braccata e nell’area non vocata tra marzo e il 15 giugno.

