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Coronavirus: 23 sindaci del Sangro-Aventino scrivono a Regione e Asl chiedendo tamponi tempestivi

Aprile 17
20:31 2020

La lettera



La drammatica situazione sanitaria, che sta investendo il nostro territorio, ha portato in queste ore all’adozione di provvedimenti straordinari e fuori anche dagli ambiti della normale specificità che molte strutture sanitarie hanno da sempre, anche in riconsiderazione della logistica e dell’offerta sanitaria di ognuno”. Inizia così la lettera che 23 sindaci dell’area Sangro-Aventino hanno indirizzato alla Regione Abruzzo e alla Asl di Chieti. 
“In virtù di tale profonda riconsiderazione delle attività di molti ospedali e vista la rischiosità della commistione di reparti e funzioni sanitarie, accertata anche da vari episodi problematici, è emersa chiara e fondamentale, per la tutela della salute di tutti, la necessità in molte strutture di riconsiderare, provvisoriamente e fino al termine dell’emergenza sanitaria, la specificità dei vari reparti e dei servizi stessi offerti dai singoli presidi ospedalieri”, scrivono i sindaci. 
“Sarebbe fortemente penalizzante in questo momento – prosegue la lettera – depauperare le famiglie del nostro territorio del servizio derivante dall’utilizzo di strumentazioni, risorse e competenze disponibili, per sostenerne la mera titolarità e la loro allocazione in un presidio ove resterebbero di fatto inutilizzate”.
“In questa situazione di grande difficoltà e transitorietà, alla luce di importanti investimenti sia pubblici che privati, in fase di attuazione per la riconversione di alcune strutture ospedaliere, si rende, adesso più che mai, indispensabile, fondamentale e utile richiamare tutti noi amministratori locali e tutte le comunità a condividere appieno il concetto di territorialità e di territorio, prescindendo da logiche strettamente legate al proprio confine territoriale, così come accaduto su molte tematiche che ci hanno investito in tempi recenti e non”.
“In questo nuovo contesto e in questa fase di riconsiderazione e riorganizzazione generale si pone la necessità da un lato di fronteggiare la crisi epidemiologica e dall’altro di continuare a garantire una serie di servizi sanitari per le comunità locali di tutto il territorio, nel rispetto soprattutto della piena funzionalità e specialmente della sicurezza dei nostri cittadini”.
“Le scelte poste in essere a livello Regionale ed aziendale, nel cui alveo di competenze ricade ogni decisione afferente l’organizzazione e la gestione del servizio sanitario e finalizzate alla tutela della salute dei cittadini in un paradigma di riferimento del tutto inedito in cui si impone l’adozione di provvedimenti che necessariamente prescindono da canoni usuali, si ispirano ad un principio inequivocabile di ottimizzazione dell’impiego delle risorse certamente non infinite, rendendole pienamente fruibili a livello territoriale, e prevedendo interventi di riconversione delle strutture esistenti finalizzandole all’erogazione prioritaria del servizio emergenziale di accoglienza dei pazienti Covid-19, in condizioni di sicurezza contro il rischio di possibili contagi”.
“Nessuno ha sostenuto scelte che potessero prevedere il depauperamento di risorse di una struttura a vantaggio di altre: mai come in questo momento si avverte il bisogno di fare squadra, soprattutto per noi amministratori locali, per assicurare da un lato, così come ampiamente sostenuto, strutture attrezzate per fronteggiare la pandemia e dall’altro, nell’ottica emergenziale e quindi della temporaneità, preoccuparsi di offrire servizi in sicurezza e funzionali, in strutture già presenti e disponibili ottimizzando l’impiego delle risorse esistenti”.
“Nessuno, in questo momento, può pensare di salvarsi da solo né, tanto meno, di essere veramente utile agli altri se non mettendo in comune e a disposizione di tutti le risorse e le competenze, così da diventare un gruppo solidale e unito contro questa battaglia sanitaria, uscendo dalle logiche di una linea di confine territoriale spazzata via dal virus come si è già ampiamente potuto constatare”.
“Al termine di questo drammatico periodo sicuramente – concludono i sindaci nella lettera – chi sarà preposto a farlo insieme a tutti noi amministratori locali, tornerà a valutare la funzione dei presidi ospedalieri che dovranno ritornare ad avere compiti legati a ciò che i territori e le vocazioni territoriali richiederanno nella considerazione imprescindibile, come si è avuto modo di apprezzare in questo tempo, dell’importanza della sanità pubblica e della sua efficienza nel nostro Paese”.

I 23 sindaci firmatari 
  1. Massimo Tiberini, Sindaco di Casoli;
  2. Vincenzo Muratelli, Sindaco di Altino;
  3. Domenico Giangiordano, Sindaco di Roccascalegna;
  4. Mario Zulli, Sindaco di Gessopalena;
  5. Francesco Menna, Sindaco di Vasto;
  6. Carlo De Vitis, Sindaco di Fara San Martino;
  7. Carmine Ficca, Sindaco di Torricella Peligna;
  8. Armando Di Luca, Sindaco di Borrello;
  9. Angelo Piccoli, Sindaco di Montenerodomo;
  10. Gianpaolo Rosato, Sindaco di Taranta Peligna;
  11. Andrea Schina, Sindaco di Colledimacine;
  12. Andrea Di Fabrizio, Sindaco di Lama dei Peligni;
  13. Carolina De Vitis, Sindaco di Lettopalena;
  14. Danilo D’Orazio, Sindaco di Civitella M. Raimondo;
  15. Claudio D’Emilio, Sindaco di Palena;
  16. Arturo Scopino, Sindaco di Montelapiano;
  17. Sabatino Ramondelli, Sindaco di Roio del Sangro;
  18. Patrizia D’Ottavio, Sindaco di Monteferrante;
  19. Christian Simonetti, Sindaco di Colledimezzo;
  20. Raffaele Verratti, Sindaco di Sant’Eusanio del Sangro;
  21. Nicola Di Fabrizio, Sindaco di Montebello sul Sangro;
  22. Consuelo Di Martino, Sindaco di Palombaro;
  23. Mario Troilo, Sindaco di Archi.

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