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Da Puglia e Campania stoccavano rifiuti in un capannone della zona industriale di Vasto, arrestati

Aprile 22
12:14 2021

Una discarica a Vasto



Traffico di rifiuti tra Puglia, Campania e Abruzzo: 6 arresti.

Passa anche per l’Abruzzo, in particolare a Vasto (Chieti), il traffico di rifiuti scoperto attraverso l’inchiesta coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari.

Due arresti in carcere, uno ai domiciliari e tre divieti di dimora sono stati eseguiti stamane dai carabinieri del Comando Provinciale di Bari e dai finanzieri del Comando Provinciale di Foggia, unitamente al Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (Scico) della Guardia di Finanza e ai Nuclei Operativi Ecologici dei carabinieri di Bari e Pescara e con l’ausilio di un elicottero della Sezione Area della Guardia di Finanza di Bari, per lo stoccaggio illecito di una ingente quantità di rifiuti solidi prevalentemente provenienti da comuni della provincia di Caserta, in siti all’aperto o all’interno di capannoni industriali reperiti nelle province di Foggia e Chieti.

Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Bari.

I rifiuti misti, classificabili come scarti della raccolta differenziata, cosiddetti ‘fine nastro’, venivano scaricati e ammassati in capannoni industriali oppure accatastati in un’area recintata con muri alti oltre 4 metri, allo scopo di evitare che la discarica abusiva fosse visibile dalla strada.

L’avvio delle indagini

L’indagine è iniziata dopo un sequestro, a marzo 2018, da parte dei finanzieri della Compagnia di San Severo (Foggia), di una discarica abusiva realizzata all’interno di un capannone industriale, dove erano state ammassate illecitamente 600 tonnellate di eco-balle di rifiuti indifferenziati riconducibili, come accertato dal personale dell’Arpa Puglia e dal consulente tecnico della Procura di Foggia, a scarti tessili, di plastica, gomma, legno, carta, che avevano diffuso esalazioni nauseabonde avvertite da fine agosto 2017.

A settembre 2018 è stata individuata una seconda discarica abusiva all’interno di un’area recintata di circa 3.500 metri quadrati, sempre nelle campagne di San Severo, di proprietà della famiglia dei fratelli sanseveresi indagati, dove erano state accatastate circa 10.000 tonnellate di balle di scarti di lavorazioni tessili, mischiati a plastiche ed altri rifiuti di ‘fine nastro’ che nel tempo avevano rilasciato percolato sul suolo.

Si è materializzata l’esistenza di una movimentazione abituale e sistematica, oltre che illecita, di rifiuti speciali derivanti dallo scarto della raccolta dei rifiuti solidi urbani, provenienti dalla Campania, finalizzata ad un loro smaltimento in discariche abusive.

La discarica illecita in un capannone a Vasto

Perciò, a quel punto, nelle indagini è subentrata la Procura Distrettuale Antimafia di Bari e si è affiancato anche il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri del capoluogo pugliese e di Pescara giungendo al sequestro di ulteriori due discariche abusive di rifiuti speciali non pericolosi, realizzate all’interno di due capannoni: il primo nella zona industriale di Vasto (Chieti), di circa 1.250 metri quadrati, dove i carabinieri a ottobre 2018 si sono imbattuti in un muro di 1.500 tonnellate di eco-balle alto 6 metri, maleodoranti, in cui erano compattati rifiuti misti, prevalentemente contenitori e imballaggi anche di sostanze pericolose; il secondo, di 1.600 metri quadrati, nelle campagne del comune di Chieuti (Foggia), dove a novembre 2018 sono state rinvenute ammassate, a una altezza di 5 metri, 1.000 tonnellate di eco-balle costituite da scarti degli impianti di selezione e valorizzazione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana.

Le vetrate del capannone erano state opportunamente oscurate per impedire che dall’esterno potessero essere visibili le cataste di rifiuti. 

Gli arrestati

Tra le persone arrestate stamattina per traffico illecito di rifiuti tra Puglia, Campania e Abruzzo, c’è anche il 45enne Roberto Marino, di San Severo (Foggia), già arrestato 31 agosto del 2017 nell’ambito dell’operazione ‘Black Fire’, per reati ambientali. Secondo gli inquirenti Roberto Marino e suo fratello Luca, insieme con Cesare Di Cesare, sarebbero gli organizzatori e i gestori dei siti di stoccaggio di rifiuti nel Foggiano.

Per tutti i sei indagati le accuse sono quelle di aver conseguito “ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure della gestione dei rifiuti come previsto dalla legge”. Oltre ai fratelli Marino (finiti in carcere) e all’altro foggiano Di Cesare (ai domiciliari), tre divieti di dimora sono stati notificati a due casertani di 51 e 44 anni, e a un cittadino ucraino 51enne. Questi ultimi si sarebbero occupati, in particolare, del trasporto dei rifiuti dalla provincia di Caserta a quelle di Foggia e di Chieti delle balle di rifiuti misti, inquinando l’ambiente. 

La ricostruzione economico-patrimoniale dei beni e delle disponibilità riconducibili agli appartenenti all’organizzazione, ha permesso di evidenziare il profitto illecito, in termini di costi di smaltimento in discarica non sostenuti. La Dda ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza, eseguito oggi, di 4 compendi aziendali; 4 quote societarie; 4 fabbricati; 9 terreni; 4 polizza vita; 38 rapporti finanziari; fino appunto a un valore di 1.635.282,00 euro.