Fermato dai carabinieri mentre armeggiava vicino al corpo insanguinato del figlio, in garage.
Si delinea con drammatica precisione il quadro investigativo relativo all’omicidio di Andrea Sciorilli, il ventunenne ucciso domenica pomeriggio a Vasto.
Durante la conferenza stampa convocata presso la Procura, il Procuratore Capo Domenico Angelo Raffaele Seccia, affiancato dai sostituti Silvia Di Nunzio e Miriam Manfrin, ha ricostruito le tappe di una tragedia consumatasi tra le mura domestiche di un condominio in via de’ Conti.
Antonio Sciorilli, 52 anni, funzionario della Asl di Chieti, è crollato dopo un lungo interrogatorio condotto dai carabinieri della compagnia di Vasto,
rendendo dichiarazioni spontanee senza l’assistenza dei legali.
L’uomo, descritto dagli inquirenti in uno stato di totale prostrazione, è stato ristretto nel carcere di Vasto in regime di isolamento, come previsto dai protocolli per casi di tale gravità, in attesa che la Procura definisca l’esatta ipotesi di reato.
Solo in seguito sono stati nominati i difensori Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando; quest’ultimo, ai microfoni del Tgmax, ha dichiarato di non aver ancora avuto modo di sentire il proprio assistito, attendendo
la visione del fascicolo per conoscere i dettagli tecnici delle contestazioni.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto è avvenuto nel primo pomeriggio di domenica, in un momento in cui nell’abitazione si trovavano soltanto il padre e il figlio, mentre la madre era fuori per lavoro.
L’aggressione mortale sarebbe avvenuta sul letto del giovane al culmine di una lite legata al futuro professionale del ragazzo: Andrea, infatti, in queste ore sarebbe dovuto partire per Piacenza, dove il padre lo aveva iscritto a un corso di formazione per funzionario amministrativo. Proprio il rifiuto del giovane di aderire a questo progetto avrebbe innescato la violenta discussione.
Il padre avrebbe, quindi, colpito il figlio per almeno tre volte: i primi fendenti hanno raggiunto il sopracciglio sinistro e lo zigomo, mentre quello fatale è stato sferrato allo sterno con un’ascia che, sebbene non sia ancora chiaro se fosse già presente in casa, è stata successivamente ritrovata dai militari all’interno del garage.
L’allarme è scattato intorno alle 14.20, quando un condomino ha notato la scena in garage e ha allertato il 112.
Al loro arrivo, i Carabinieri hanno sorpreso l’uomo mentre armeggiava con la salma del figlio, che si presentava con i vestiti sporchi di sangue e avvolto in altri indumenti, nei pressi dell’auto del ragazzo. Il procuratore Seccia ha confermato che il sospettato si trovava vicino al veicolo con il corpo, sollevando interrogativi su un possibile tentativo di occultamento.
La madre della vittima ha fatto rientro nell’abitazione, da lavoro, quando per il figlio non c’era ormai più nulla da fare.
Alla base del gesto estremo ci sarebbero profondi contrasti familiari, un contesto di fragilità già noto alle forze dell’ordine, dato che nel 2024 il giovane era stato denunciato dal padre e dall sorella, che non vive più in famiglia, per violenze verso la madre tramite il protocollo
“codice rosso”, querela ritirata dopo un mese.
Gli investigatori hanno escluso legami con attività illecite inerenti la droga.
Le indagini restano aperte per chiarire ogni zona d’ombra di un racconto che lo stesso procuratore ha definito
ancora non del tutto esaustivo,
in attesa che i rilievi scientifici e l’autopsia completino il mosaico di questo tragico evento.
L’esame autoptico sarà eseguito mercoledì nell’obitorio dell’ospedale di Chieti, dall’anatomopatologo Ildo Polidori.

