La frana nota da 110 anni.
Un risveglio che fa tremare la costa adriatica e mette letteralmente in ginocchio i collegamenti strategici tra Abruzzo, Molise e Puglia.
La frana di Petacciato (Campobasso), considerata a ragione una delle più estese d’Europa, è tornata a muoversi con una forza tale da mandare in tilt l’intero sistema dei trasporti nazionale lungo la dorsale est. I sistemi di monitoraggio hanno lanciato l’allarme intorno all’ora di pranzo, segnalando un movimento del fronte franoso lungo circa 4 chilometri che ha immediatamente causato lesioni visibili all’asfalto dell’autostrada A14 e pericolose deformazioni ai binari della linea ferroviaria Adriatica.
La situazione è apparsa subito estremamente critica:
il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, al termine del Comitato operativo convocato d’urgenza a Roma, ha confermato che il fronte non è ancora assestato e il quadro resta in costante evoluzione.
“La situazione è molto complessa”, ha dichiarato,
sottolineando che per il ripristino totale della circolazione potrebbero occorrere settimane o addirittura mesi. Al momento, l’A14 resta chiusa tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione nord, e tra Vasto Sud e Termoli verso sud. Anche la circolazione ferroviaria tra Vasto-San Salvo e Termoli è interrotta, con i binari spostati di oltre dieci centimetri dalla loro sede naturale.
Il blocco totale ha generato il caos logistico:
migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati nelle stazioni di Vasto, Termoli e Foggia, mentre le strade statali e provinciali dell’entroterra, già provate dal recente maltempo e dal crollo del ponte sul Trigno, sono ormai sature di traffico pesante. La mancanza di viabilità alternativa adeguata ha spinto le autorità a valutare l’ipotesi estrema di imbarcare i tir sulle navi per decongestionare l’area.
Nel comune di Petacciato si è reso necessario evacuare precauzionalmente 50 persone dalle proprie abitazioni.
Mentre i tecnici continuano i rilievi attraverso la sensoristica di precisione, il territorio si scopre ancora una volta fragile di fronte a un fenomeno geologico storico che non accenna a fermarsi e che richiede interventi strutturali non più rimandabili.
