Motivazioni della sentenza tra un mese.
Confermata in appello la condanna a 25 anni di reclusione per Micheal Dennis Whitbread, 76 anni, che nel 2023 uccise la compagna Michele Faiers, 66, nel loro casolare in località Verratti, a Casoli.
I giudici dell’Aquila hanno inoltre negato gli arresti domiciliari.
Nessuno sconto di pena per Whitbread. La Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila ha confermato la condanna a 25 anni di reclusione inflitta in primo grado al 76enne inglese, ritenuto responsabile dell’omicidio della compagna Michele Faiers, 66 anni.
Il delitto si consumò nel loro casolare a Casoli, dove la donna venne rinvenuta senza vita il 1° novembre 2023, uccisa da nove coltellate.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Sichetti, aveva incentrato il ricorso sulla esclusione dell’aggravante della convivenza e sul riconoscimento dell’attenuante della provocazione per accumulo. Secondo il legale, il legame tra i due si era ormai ridotto a una mera coabitazione, con i partner che da un anno dormivano in letti e piani separati.
Al termine dell’udienza, il difensore ha commentato la decisione dei giudici aquilani, che si sono presi tempo fino al 22 giugno per il deposito delle motivazioni. La Corte ha rigettato i motivi di gravame e l’istanza di concessione degli arresti domiciliari, valutando ancora persistenti le esigenze cautelari legate al pericolo di fuga e alla reiterazione del reato.
«È una situazione giuridica complessa – spiega l’avvocato Sichetti al Tgmax – in cui il limite per il riconoscimento della provocazione per accumulo è molto sottile. Avevamo chiesto di valutare l’intera condotta della vittima fino all’esito finale. Parliamo di una serie di vessazioni, offese continue e gelosie che, per la difesa, hanno innescato il gesto d’impeto, in un quadro che lo stesso perito della Corte aveva ricondotto a un burnout, parlando di vittima attiva».
Argomentazioni che non hanno però scalfito l’impianto accusatorio.
Per Whitbread, arrestato in Inghilterra dopo una breve fuga e poi estradato, resta confermata la condanna di primo grado in Corte d’Assise di Lanciano.

