Cerimonia con le forze dell’ordine e le associazioni combattentistiche e d’arma.
La comunità di Lanciano si è stretta nel ricordo delle vittime delle persecuzioni e dello sterminio nazifascista, nel Giorno della Memoria.
La cerimonia istituzionale, guidata dal sindaco Filippo Paolini, ha visto la deposizione di una corona di alloro presso la targa di Villa Sorge, luogo simbolo della memoria cittadina, che fu campo di internamento, prima femminile e in seguito anche maschile.
L’Anpi sezione di Lanciano, con Maria Saveria Borrelli, ha voluto onorarli restituendo dignità ai singoli nomi.
Oltre alla figura di Edit Stein, filosofa e co-patrona d’Europa, la memoria è tornata a Maria Eisenstein (internata n. 6) e alla tragica odissea della famiglia Grauer. Una storia che tocca il cuore della città:
il piccolo Marco, morto ad Auschwitz a soli due anni assieme al fratello Tito, 4, era nato proprio a Lanciano nel 1942.
Nell’intervento, è stato richiamato anche il sacrificio dei 39 bimbi Sinti sterminati e la resistenza silenziosa di donne, come Ilona Schick Chrapal, che scelse il silenzio di fronte ai tedeschi per proteggere altre 92 ebree, rischiando la fucilazione.
Inoltre, la famiglia del console inglese a Messina, Garbutt: la moglie e le figlie, nonostante lo status diplomatico, vennero internate a Lanciano.
E ancora Susanne Levinger, che trovò la salvezza e l’amore tra le montagne del Sangro dopo la fuga.
Ogni frammento di carta testimonia l’altissimo prezzo pagato per il bellicismo e il razzismo,
dice la Borrelli, che ha raccolto queste storie di vita in un libro.
L’invito finale è una scossa alle coscienze: in un tempo “anestetizzato” dalle violenze internazionali,
ricordare non è solo guardare al passato, ma restare vigili per non soccombere all’indifferenza.
