Una terapia ironica.
Arrivano i fatidici 50 e, d’un tratto, la prospettiva cambia radicalmente.
Non è solo questione di qualche capello grigio o di quella strana fitta alla schiena che compare senza preavviso; è che il mondo intorno sembra correre a una velocità diversa, specialmente quando ti ritrovi in una foto sui social circondato da baldi ventenni. È proprio da questa consapevolezza — a tratti traumatica, ma decisamente comune — che nasce “Quelli degli Anta”, il podcast audio che sta conquistando chi, con il passare del tempo, ha deciso di farci pace a suon di risate e un pizzico di sana autocritica.
Il progetto è firmato da Francesco Flamminio, 51 anni, giornalista frentano di lungo corso che ha mosso i suoi primi passi proprio negli studi di Telemax negli anni Novanta. Oggi impegnato all’ufficio stampa della Regione Abruzzo, dove si occupa principalmente di sanità, Flamminio ha deciso di mettere a nudo il proprio “cruccio” generazionale, trasformandolo in un contenuto editoriale che è un mix perfetto di cinismo e riflessione empatica.
“Diciamo che ho trasformato in contenuti ‘terapeutici’ il mio disagio contro il passare del tempo
– spiega l’autore – che per me ha sempre rappresentato un cruccio non da poco”. L’idea è nata durante la scorsa estate, osservando alcuni scatti pubblicati sui social dopo una serata in un locale. “Lì mi sono reso conto che nel confronto siamo oggettivamente perdenti. Ed è inutile pensare che a 50 anni la nostra immagine sia migliore di quella dei più giovani, perché semplicemente…non è vero”.
Con la sagacia di chi conosce bene il mestiere, il podcast analizza le situazioni quotidiane più comuni: dall’ufficio alla palestra, passando per le tentazioni delle tinture per capelli e le serate in discoteca.
Non aspettatevi i soliti consigli di lifestyle su come apparire più giovanili;
qui si offrono spunti per evitare gli errori più comuni nel confronto con chi ha vent’anni di meno. Con un nuovo episodio ogni sabato su Spotify e YouTube Music, l’autore ha aperto anche alle live con ospiti d’eccezione.
Del resto, come conclude lui stesso con ottimismo: “In ogni caso, disagio o no, a 50 anni sono convinto che non siamo affatto a metà della nostra vita,
ma semplicemente a metà dell’opera”.

