“Sarà il giudice a decidere la pena”, dice Michele Prospero dopo la decisione del Gup.
Quasi un sospiro di sollievo, per la famiglia di Andrea, lo sfortunato studente universitario di Lanciano, che il 29 gennaio scorso fu trovato sena vita in una stanza in affitto nel centro storico di Perugia.
Il Giudice per le indagini preliminari, dopo aver rigettato la richiesta di patteggiamento avanzata dalla difesa, manda a processo il diciottenne romano, imputato per aiuto o istigazione al suicidio, accogliendo dunque la richiesta di giudizio immediato della Procura di Perugia.
“Noi ci aspettiamo una pena giusta. Non chiediamo vendetta, ma giustizia. Sarà il giudice a stabilire quale sia corretta”.
Lo ha detto il padre di Andrea, Michele Prospero, al termine dell’udienza in tribunale, a Perugia.
“Ora dobbiamo attendere il 22 gennaio, quando il processo entrerà nel vivo. Potranno riproporre un patteggiamento e vedremo cosa accadrà”, ha aggiunto Prospero.
Riguardo alle immagini prodotte nella precedente udienza dalla Procura di Perugia, e relative agli ultimi attimi di vita di Andrea, il padre ha detto che,
“secondo quanto è stato accertato, mio figlio in quel momento era da solo”.
“Io sono sempre stato del parere che non lo fosse. Ma se gli atti dicono questo, accetto anche questo”, ha concluso.
Gli avvocati della famiglia Prospero
“L’esito di oggi era quello che ci aspettavamo e che il codice di procedura penale prevede. Anche la Procura ha preso atto dell’ordinanza emessa nella scorsa udienza, che non lasciava spazio, né a nostro avviso né a quello dell’accusa, ad altre ipotesi di definizione in questa fase”.
Lo ha detto l’avvocato Francesco Mangano, legale di parte civile della famiglia di Andrea Prospero, al termine dell’udienza in cui è stato disposto il giudizio immediato nei confronti del giovane accusato di avere aiutato lo studente a suicidarsi.
“La Procura ha chiesto il giudizio immediato e si torna quindi al punto di partenza: andremo davanti alla Corte d’Assise e continueremo fino all’ultimo a chiedere una pena giusta, la giustizia per Andrea, perché il tribunale ponga fine a questa vicenda secondo ciò che la legge e il codice penale prevedono” ha aggiunto.
“Siamo tornati all’inizio – ha sottolineato l’altro legale di parte civile, avvocato Carlo Pacelli – ma una cosa va ribadita: Michele e tutta la famiglia non nutrono sentimenti di vendetta. Sono assetati di giustizia, non di rivalsa personale”.
La difesa non esclude nuova richiesta di patteggiamento
“In questa fase non era tecnicamente possibile riproporre un nuovo patteggiamento. Le alternative erano il giudizio abbreviato oppure l’immediato, e noi non abbiamo scelto l’abbreviato. Per questo si andrà davanti alla Corte d’Assise il 22 gennaio”.
Lo ha spiegato l’avvocato Alessandro Ricci, difensore del diciottenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero. Rispondendo alle domande sulle condizioni del ragazzo, il legale ha detto che
“sta bene” e che “ha manifestato l’intenzione di riprendere gli studi”.
“Questo è un elemento positivo – ha sostenuto il difensore – ma siamo di fronte a una situazione psicologicamente molto delicata e credo sia necessario rispettare le priorità”.
Il penalista ha poi richiamato l’ordinanza con cui il gip aveva rigettato la richiesta di revoca o sostituzione della
misura cautelare. “A mio avviso – ha detto – si è entrati in un tema che non riguardava questa fase. Non rendere interrogatorio era una scelta difensiva iniziale e tutto ciò che è avvenuto successivamente rientra nell’alveo della strategia difensiva. Evidenziare la mancata richiesta di riprendere gli studi mi è sembrato fuori luogo in un provvedimento sulla misura cautelare”.
Quanto alla prospettiva di una nuova ipotesi di patteggiamento, Ricci non la esclude.
“Il codice – ha ricordato – consente di riproporla anche in dibattimento. Valuteremo se e quando farlo”.

