A Lanciano

Ha risposto alle domande respingendo ogni addebito: Maria Tiziana Spadaccini, la dirigente della Asl di Chieti posta agli arresti domiciliari il 6 marzo nell’ambito dell’inchiesta per la maxi liquidazione alla società Publiclean, è stata interrogata in tribunale a Lanciano dal gip Massimo Canosa. Ad assisterla nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato un’ora e mezza, c’era l’avvocato Alessandro Orlando di Vasto.
Secondo l’accusa, nella transazione la società di lavanolo avrebbe ottenuto 2 milioni e 130 mila euro in più rispetto al lavoro svolto dal 2009 al 2014.
Spadaccini, nel ruolo di responsabile dei servizi economali e logistici della Asl, era la responsabile della pratica; al gip ha negato ogni responsabilità in merito alla accuse di abuso d’ufficio e falso ideologico per avvantaggiare la Publiclean con la liquidazione milionaria, avvenuta con le determine dirigenziali del 18 dicembre 2015 e 21 marzo 2016. Secondo l’accusa del procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi, la Asl avrebbe sborsato di più avvantaggiando un soggetto privato.
Nello specifico: della prima trance di 2.454 milioni di euro il surplus sarebbe stato di 1 milione e 855 mila euro, mentre per la seconda liquidazione di 825.904 euro la maggiorazione sarebbe stata di 275 mila euro, per un totale complessivo di 2,130 milioni di euro pagati dall’azienda sanitaria all’imprenditore Antonio Colsante mentre gli spettavano da contratto “0” euro, scrive la procura. “Spadaccini – dice il legale difensore – ha spiegato al gip le ragioni della transazione, che è stata molto complessa, e del ricalcolo delle fatture”.

Prossimo interrogatorio, in carcere domani, per Colasante, accusato di auto riciclaggio del pagamento ottenuto e finito sul suo conto, attraverso una serie di bonifici transitati in pochi giorni attraverso altre quattro società del gruppo e utilizzati per l’acquisto di una villa in Costa Smeralda, posta sotto sequestro preventivo.
Nell’inchiesta sono indagate altre sette persone: tra loro, alcuni collaboratori di Colasante e il fratello Enio, il direttore Affari Legali della Asl Stefano Spadano e il manager Asl Pasquale Flacco.
Aggiornamento del 12 novembre 2018
Lo “scandalo delle lenzuola” all’ospedale di Lanciano, come è stato ribattezzato, si chiude con l’assoluzione dell’imprenditore Antonio Colasante e di 4 amministratori delle sue società. Vanno a processo, invece, i funzionari e dirigenti della Asl Lanciano Vasto Chieti. E’ quanto deciso, questa mattina, dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Lanciano, Marina Valente. Complessivamente erano 9 gli imputati.
Il gup ha assolto Colasante, difeso dagli avvocati Franco Coppi, Giuliano Milia ed Elio Di Filippo, dall’accusa di riciclaggio perché il fatto non sussiste. Assolti, con formula piena, anche i suoi dipendenti: Sonia Pace, 53 anni, di Lanciano, amministratore unico della Hospital Service; il rumeno Costantin Gogonea, 42 anni, di Lanciano, amministratore di Publiclean; Camillo Desiderioscioli, 49 anni, di Guardiagrele, legale rappresentante della Omnia Servitia, ed Enio Colasante, 61 anni, di Guardiagrele, amministratore della Zaffiro srl e fratello di Antonio Colasante.
Disposto anche il dissequestro della villa, del valore di circa 6 milioni di euro, che Colasante ha a Porto Cervo, Arzachena (Sassari).
Tuttavia il giudice, per Antonio Colasante, ha comunque disposto che gli atti tornino in Procura affinché venga vagliata, a suo carico, la possibilità di un’accusa per abuso d’ufficio.
Nel corso della stessa udienza sono invece stati rinviati a giudizio, per abuso d’ufficio, il manager della Asl Chieti Lanciano Vasto Pasquale Flacco; la dirigente Asl Tiziana Spadaccini, di Vasto; Stefano Maria Spadano, 53 anni, di Lanciano, direttore Affari Generali e Legali; Rita Pantaleone, 55 anni, di Lanciano, funzionario economale, che lavorava a stretto contatto con la Spadaccini.

