

I Nuclei specializzati nei settori della corretta gestione dei rifiuti, benessere degli animali e nella prevenzione e repressione dei reati di natura ambientale a competenza distrettuale hanno iniziato le indagini che hanno portato al sequestro dell’allevamento di Capitignano, poiché l’azienda operava in assenza sia di Autorizzazione Integrata Ambientale (obbligatoria per gli allevamenti intensivi) sia delle autorizzazioni necessarie per la gestione di rifiuti e/o per la pratica della fertirrigazione: sono stati di conseguenza deferiti all’Autorità giudiziaria N.C., 50 anni, residente in provincia di Caserta, in qualità di Amministratore unico della Società Agricola e M.M., 71 anni, aquilano, in qualità di socio-conduttore dell’allevamento in questione.
Inoltre, durante il controllo dei registri dell’allevamento, è emerso come una parte degli animali sia stata destinata alla produzione di salumi per prestigiose etichette del nord Italia. Questo aspetto, rilevante in tema di qualità agroalimentare, sarà oggetto di specifico approfondimento da parte della Forestale.
Tornando ai rifiuti, “dal sopralluogo – si legge in una nota del Comando provinciale – è emerso che i liquami prodotti dai suini venivano riversati sui terreni agricoli limitrofi all’azienda e che, in mancanza di idonei sistemi di stoccaggio e/o smaltimento, andavano a compromettere seriamente le matrici ambientali presenti, anche in virtù della vicinanza del rio Mozzano, affluente dell’Aterno. Per dare un’idea del quantitativo di reflui prodotti e sversati nei terreni circostanti, in un anno essi avrebbero riempito circa 50 piscine olimpioniche”.
Durante il sopralluogo sono stati rinvenuti, inoltre, “circa 30 suini morti – prosegue la nota – che giacevano in una sorta di cimitero all’area aperta costituito da due fosse comuni senza nessun presidio di protezione sanitaria ed ambientale e senza le prescritte certificazioni veterinarie dirette a determinare le cause dei decessi e le prescrizioni per lo smaltimento”. Su richiesta del personale operante sono intervenuti i medici del Servizio Veterinario della ASL di L’Aquila che si sono riservati di approfondire ulteriori aspetti sanitari collegati alle carogne abbandonate.
Il comandante provinciale Savini commenta: “Le unità operative territoriali svolgono servizi mirati al monitoraggio e controllo soprattutto lungo le aste fluviali e negli ambienti rurali al fine di scongiurare la presenza di scarichi non autorizzati che spesso sversano liquami nei corpi recettori, compromettendo di fatto le importanti e delicate matrici ambientali presenti sul territorio provinciale”.
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