Nel giorno il cui si celebra San Giuseppe, riapre dopo il restauro l’edificio di culto rimasto chiuso per 5 anni.
Un bianco che sorprende, accoglie il visitatore nella chiesa del quartiere storico Civitanova, monumento nazionale dal 1902.
Santa Maria Maggiore, una delle chiese più antiche della città di Lanciano (Chieti), è stata oggetto di interventi di manutenzione straordinaria, risanamento igienico sanitario e consolidamento.
Il progetto di restauro è finanziato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), dall’Arcidiocesi di Lanciano-Ortona e dalla parrocchia di Santa Maria Maggiore ed è stato sviluppato su tre lotti funzionali d’intervento.
Il primo lotto, concluso nel 2020, ha riguardato interventi di risanamento delle coperture, necessari per risolvere problematiche di infiltrazioni d’acqua e per ripristinare lo stato di decoro dell’estradosso delle coperture; il secondo lotto, avviato nel 2019 e appena concluso, ha riguardato l’esecuzione di interventi di restauro all’interno della chiesa; il terzo lotto, in corso di esecuzione riguarda operazioni di restauro conservativo dell’antica facciata con rosone.
La chiesa di Santa Maria Maggiore
“La chiesa di Santa Maria Maggiore – spiega la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara – costituisce il più prestigioso monumento della città di Lanciano e uno dei più importanti dell’Abruzzo medievale; sorge all’interno dell’antico quartiere Civitanova, tra via Santa Maria Maggiore e via Garibaldi”.
“La chiesa rappresentò molto probabilmente il fulcro attorno al quale questo nuovo e fiorente quartiere andò sviluppandosi tra il XIII e XIV secolo, quando la città viveva l’epoca di maggior splendore: Lanciano era al centro di un’importante rete di scambi commerciali tra l’Italia centrale, quella settentrionale e la Puglia, a cui va aggiunta l’acquisizione di una posizione di sempre maggior prestigio, dovuta alla conferma dei privilegi riservati alla cittadina prima da Federico II, nel 1212, poi da Manfredi, nel 1259”.
“Considerata dunque tale cornice economico-culturale, non stupisce la scelta dei Cistercensi di aprire un loro cantiere proprio in quell’edificio. Va inoltre rilevato che Federico II aveva intessuto strettissimi legami con i monaci cistercensi, con l’obiettivo di rendere le loro numerose edificazioni espressione del controllo dell’imperatore sul territorio. Partendo da tale dato si è ipotizzata una sorta di collaborazione sperimentale tra cantieri laici e religiosi, che vedrebbe i cistercensi protagonisti all’interno di un cantiere non abbaziale ma secolare come quello di Santa Maria Maggiore; il portale laterale è frutto di questa collaborazione realizzato nel 1218. La realizzazione del portale del Petrini nel 1317 coincise con la decisione di ribaltare l’orientamento della chiesa per dotarla di un accesso più comodo a valle e soprattutto più ampio e rappresentativo e dunque anche più rispondente
all’eleganza delle forme interne”.
“Le informazioni bibliografiche sulla struttura cinquecentesca sono piuttosto vaghe. Infatti non se ne ha una precisa descrizione in nessun documento, e ad oggi sono pochi gli elementi ancora leggibili e attribuibili all’ampliamento originario di questo periodo, poiché i restauri dell’Ottocento hanno completamente trasformato la sua veste interna, lasciando, soprattutto negli esterni alcuni elementi ancora riconoscibili della fase precedente”.
“Ma è del 1968 il restauro che stravolge completamente l’assetto interno e in parte anche quello strutturale della chiesa. Oggi la struttura esterna appare libera dalle costruzioni aggiunte nell’ampliamento del XVI secolo, nel quale venne demolita la navata sinistra addossando la chiesa cinquecentesca al fianco nord dell’edificio federiciano”.
Lavori del primo lotto
I lavori del primo lotto, spiega la Soprintendenza, hanno interessato in maniera predominante le coperture.
La mancata manutenzione ordinaria ha determinato, nel corso degli anni, il verificarsi di pesanti infiltrazioni di acqua piovana; inoltre il mancato controllo dei canali e dei discendenti, sconnessi in più punti, ha determinato il manifestarsi di grosse macchie di umidità sulle pareti interne e il proliferare di vegetazione parietale sulle facciate esterne.
Lavori del secondo lotto
I lavori del secondo lotto hanno interessato l’interno della chiesa, spiega una nota tecnica della Soprintendenza.
Essa presentava un diffuso stato di degrado che interessava principalmente gli intonaci, i paramenti lapidei, e la pavimentazione in finto cotto toscano (klinker di origine tedesca) posata a spina di pesce realizzata negli anni 70.
Primo step
Il primo step dei lavori ha interessato le operazioni di messa in sicurezza, consolidamento e pulitura della pietra che costituisce le diverse parti dell’interno dell’immobile ed i diversi manufatti.
La prima attività svolta ha interessato prelievi di campioni per effettuare le analisi chimico/fisiche al fine di comprendere la natura e la tipologia del materiale costitutivo della materia pietra e le specifiche problematiche di degrado e la consistenza dello strato di scialbatura che nel tempo è stato sovrapposto alla pietra.
Una ulteriore importante fase ha interessato le prime prove di pulitura mediante impacchi di polpa di cellulosa e sepiolite per cercare di rimuovere incrostazioni, patine e scialbi non originali.
Una volta studiata, provata e messa a punto la pulitura o secondo i casi le diverse puliture idonee per la rimozione degli scialbi, i restauratori hanno iniziato la pulitura della pietra arenaria nell’area voltata ottagonale.
Nell’effettuare la pulitura del fiore centrale scolpito in pietra arenaria posto all’incrocio degli archi della volta, sono state trovate tracce di pigmento e colori del tipo rosso, blu, verde. Dopo la pulitura del manufatto, sono state messe in evidenza queste antiche tracce di pittura superstite.
Secondo step
Il secondo step ha interessato il rifacimento della pavimentazione e la realizzazione dell’impianto di riscaldamento a pavimento. La nuova pavimentazione, progettata a seguito di approfondite indagini storiche e comparative effettuate analizzando i materiali di finitura sia originari che attualmente in opera nei più rappresentativi complessi abbaziali cistercensi coevi quali quelli di Fossanova (Priverno, Latina) e Casamari (Veroli, Frosinone), è stata concordata con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara, ed è stata realizzata in materiale lapideo naturale (pietra di Apricena).
La determinazione del piano di posa della nuova pavimentazione è scaturita da analisi di rilievi e progetti storici reperiti presso l’archivio diocesano e da indagini svolte all’interno della chiesa. Nella realizzazione della chiesa cistercense l’ingresso era collocato su via Garibaldi e tutta la chiesa presentava lo stesso piano di calpestio. Nel 1317, quando venne realizzato il portale monumentale, l’edificio cambiò orientamento: l’ingresso fu spostato e il presbiterio fu trasformato in vestibolo; tutto ciò generò un notevole dislivello tra il primitivo ingresso e il resto della chiesa. Successivamente, con la chiesa rinascimentale, il piano di calpestio fu uniformato rimanendo però sempre al di sotto dell’antico piano di calpestio dell’età cistercense. Con i lavori di restauro degli anni 70’ fu ripristinato il presbiterio nell’area del vestibolo; il piano di calpestio fu ancora rimaneggiato ed abbassato ulteriormente con un dislivello di circa 25/30 cm tra l’altare e l’ingresso ed un dislivello di circa 10 cm in senso trasversale rispetto al piano del periodo rinascimentale. Nell’area del presbiterio gli scavi hanno creato una voragine che successivamente è stata eliminata realizzando un solaio in cemento armato che copre complessivamente l’area al di sotto della copertura ottagonale. Per colmare l’importante dislivello generatosi tra l’ingresso e la navata centrale fu realizzata una scala in legno e metallo che è stata sostituita con una nuova
scala in legno, metallo e vetro. I lavori previsti per la realizzazione della nuova pavimentazione hanno dato l’opportunità di procedere all’installazione dell’impianto di riscaldamento radiante a pavimento, per migliorare il comfort dei fedeli e anche per poter meglio controllare il microclima interno e fornire un ulteriore elemento di difesa contro fenomeni di umidità residua. L’impianto di riscaldamento radiante a pavimento consente con ridotta inerzia il raggiungimento di una condizione di benessere localizzato nel volume occupato dagli utenti, per le condizioni in cui gli utenti si trovano (persone ferme, presumibilmente in completo abbigliamento invernale); l’accensione è quindi limitata al solo periodo di utilizzo della struttura (durata dei riti sacri, attività collegate).
Terzo step
Il terzo step ha interessato la sistemazione del presbiterio, il ripristino dell’ingresso su via Garibaldi attraverso la
realizzazione della nuova scala e lo spostamento della porta verso l’interno. Negli anni settanta, con i lavori di restauro della chiesa duecentesca, è stato realizzato l’adeguamento liturgico secondo quanto indicato da Concilio Vaticano II. I lavori che si sono eseguiti sono rivolti a rendere più accogliente e funzionale la parte del presbiterio e hanno interessato il ridimensionamento dell’altare, la realizzazione della sede dei celebranti, la realizzazione dell’ambone, del fonte battesimale e del candelabro per il cero pasquale. Tutti gli elementi per la sistemazione del presbiterio sono stati realizzati in travertino.
Terzo lotto
Il terzo lotto consiste nei “Lavori di messa in sicurezza e consolidamento, restauro conservativo e risanamento igienico sanitario della Chiesa di Santa Maria Maggiore in Lanciano (Ch)”. Consegna cantiere: 12.05.2021; inizio lavori 17.05.2021. Tuttora in fase di esecuzione.
Il comunicato stampa della Curia arcivescovile
L’annuncio oggi da parte dell’arcivescovo di Lanciano- Ortona monsignor Emidio Cipollone durante la presentazione alla stampa dei lavori fatti alla presenza di don Domenico Di Salvatore, direttore dell’ufficio per i beni culturali e l’edilizia di culto della diocesi e parroco di Santa Maria Maggiore, dell’ingegnere Angelo Di Monte, tecnico della curia, degli architetti Emanuela Criber della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara, Loredana Marino e Marco Caliendo direttori dei lavori e Adele Di Campli coordinatrice della sicurezza.
“Restituiremo il prossimo 19 marzo alla città, alla comunità un luogo, una Chiesa dove si ascolta la parola di Dio, si celebra l’Eucarestia, ma soprattutto vive la comunità. La chiesa non è un semplice edificio, ma è fatta di persone che nel centro storico riavranno un punto di incontro”, dice monsignor Cipollone. “Santa Maria Maggiore riapre dopo lavori complessi, martedì prossimo, con una cerimonia che inizia alle 18 con la consegna simbolica del cantiere da parte dell’ingegner Di Monte a me, a Don Domenico e alla comunità. Ci sarà la benedizione di ogni sua parte, partendo dall’ingresso arrivando all’ambone dove si legge la Parola Di Dio che nella forma ricorda la pietra rovesciata del sepolcro dopo la resurrezione di Gesù. Poi ci sono l’unzione e dedicazione dell’altare, la benedizione della fonte battesimale e si partecipa all’Eucarestia. Ci sarà una reliquia nell’altare: abbiamo quella di San Tommaso Apostolo”.
Una riapertura che è una rinascita secondo don Domenico, per la comunità, per lo storico quartiere di Civitanova che proprio attorno alla chiesa è nato tra il XIII e XIV secolo, e per l’edificio stesso. “La chiesa versava in condizioni critiche da anni”, racconta il parroco, “c’erano importanti infiltrazioni di acqua dal tetto -tanti i secchi d’acqua riempiti- umidità che stavano rovinando questo tesoro. Da qui i lavori decisi dalla Curia, divisi in tre lotti per un totale di 1.095.000 euro di cui 800mila della Cei (Conferenza Episcopale Italiana)”.
“E infatti il primo lotto fatto nel 2018 ha riguardato il tetto, proprio per risolvere il problema delle infiltrazioni”, aggiunge l’ingegnere Di Monte, “il secondo lotto, avviato nel 2019 e appena concluso dopo aver fronteggiato anche i problemi causati dalla pandemia, ha riguardato il restauro all’interno della chiesa. Il terzo lotto, in corso, riguarda il restauro conservativo dell’antica facciata con rosone e il portale del 1317. Durante i lavori sono emersi dei tesori: tracce di colore e nella cappella laterale una pittura del XV secolo che rappresenta probabilmente un pranzo in occasione della festa di compleanno di Erode. La sta studiando il professor Gaetano Curzi dell’Università di Chieti-Pescara”.
A spiegare i lavori su pavimentazione, intonaci, luci, riscaldamento l’architetto Criber. “Il restauro è un lavoro di equipe ed è fatto spesso anche di imprevisti e scelte come quelle fatte nel restauro del 1968 che aveva già stravolto alcuni tratti della Chiesa”, spiega la funzionaria della Sovrintendenza. “Siamo partiti dalle coperture e dagli intonaci. Abbiamo scelto di sistemare un intonaco in linea con questa fase storica che fa emergere il laterizio, lo scheletro della Chiesa e le parti di colore che abbiamo rinvenuto durante i lavori sugli archi: ci sono frammenti di un cielo stellato, il blu, il rosso e poi l’affresco di fine 400 nella cappella laterale all’ingresso che vede anche nuove scale. Anche il rosone è colorato; era stato coperto, abbiamo ripristinato i colori. Poi sono state sistemate le luci e smantellato il pavimento di finto cotto, in klinker tedesco, sistemando una pietra opaca sotto la quale c’è il riscaldamento. Per quanto riguarda la Croce di Nicola da Guardiagrele del 1422 è stata restaurata, si sta sistemando la teca dove sarà conservata e tornerà in questa chiesa, nella cappella dove è stato rivenuto l’affresco”.
Appuntamento quindi per la riapertura della chiesa martedì 19 marzo alle 18.

