[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=feFg1rT9kQM[/youtube]Lanciano, servizio Tgmax 5 aprile 2016 – Lanciano: il giorno dopo il crollo improvviso del lampadario che ha sfiorato una madre col figlio di 11 anni, gli operai del Comune hanno messo in sicurezza gli altri 15 lampadari dei portici in corso Trento e Trieste. A causare la caduta è stata l’usura provocata dalle intemperie all’anello della catena in ottone che collega il lampadario al gancio in acciaio nel solaio. “Le responsabilità – dicono al settore Lavori pubblici – sono da ricercare nell’appalto per la ristrutturazione dei portici avvenuta nel 1999”.
Il giorno dopo il crollo improvviso del lampadario davanti al Caffè ai portici, gli addetti degli uffici tecnici comunali sono al lavoro per mettere in sicurezza con dei cavetti in acciaio gli altri 15 che pendono dall’intradosso del portico di corso Trento e Trieste. A supervisionare le operazioni di manutenzione straordinaria c’è il dirigente del settore Lavori pubblici, ingegnere Stefano Rastelli assieme al funzionario architetto Aldo Carosella: a far cadere rovinosamente a terra il lampadario, sfiorando di pochi centimetri una madre che col figlio di 11 anni si stava recando al bar all’ora di pranzo, sarebbe stata l’usura dell’ultimo anello che collega la catena al gancio inserito nel solaio. Entrambi spiegano al Tgmax che il motivo sarebbe da ricercare nello sfregamento provocato dalle intemperie, verosimilmente dal vento, e nella diversità dei due materiali a contatto: la catena e il lampadario, infatti, sono in ottone mentre i ganci sono in acciaio. Evidentemente il primo, che è un metallo tenero, si è consumato ed ha ceduto.

“La responsabilità di quanto accaduto – dicono al settore Lavori pubblici – è da ricercare nell’appalto della ristrutturazione dei Portici comunali avvenuta nel 1999, quando tutte le lanterne vennero sostituite” con gli attuali 16 lampadari, composti ciascuno da una catena di lunghezza variabile, massima di un metro circa e da una parabola, entrambi in ottone brunito, e poi dal corpo illuminante di colore bianco in plexiglass e alto circa mezzo metro. Il peso del lampadario è quantificabile in una quindicina di chili, facile immaginare lo spavento derivato dal fragore della caduta a terra di tutti gli astanti ai tavoli esterni del bar, “che all’ora di pranzo – racconta il titolare Claudio Ucci – era al completo”. Madre e figlio sono rimasti un’ora e mezza ospiti di Ucci, per riprendersi dallo shock.
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